Eternal Life No End: l’orrore del presente secondo Radwan Ghazi Moumneh & Fréderic D. Oberland.
“Dall’inizio del genocidio, ho avuto un blocco artistico completo e l’incapacità di esprimere a parole ciò che le persone stanno vivendo,” spiega Radwan Ghazi Moumneh, musicista di origine palestinese, nato in Libano, di stanza in Canada e conosciuto soprattutto per i suoi dischi a nome Jerusalem In My Heart.
È lo stesso tema evocato da Salvatore Quasimodo (“e come potevamo noi cantare con il piede straniero sopra il cuore”) in una celebre poesia scritta durante l’occupazione nazista dell’Italia e che ha tormentato Mounmeh, ridotto al silenzio dalle terribili notizie del genocidio dei palestinesi di Gaza. Ma è vero che un artista da sempre influenzato nella sua opera dalla realtà e dalle storture del mondo, e della sua terra in particolare, non poteva tacere a lungo. Così nel 2024 Moumneh e l’amico Fréderic D. Oberland degli Oiseaux-Tempête si sono messi al lavoro fra Parigi e Montreal per realizzare Eternal Life No End, che esce ora per la Constellation.
“La notte scura e maledetta” evocata da Radwan Ghazi Moumneh e Fréderic D. Oberland
Il titolo in arabo è ancor più esplicativo dell’atmosfera che vi si respira: “Una notte scura e maledetta, come i cercatori stessi”. Quello intrapreso da Moumneh e Oberland è un viaggio nel buco nero del nostro presente, in una realtà in cui tutto si è rovesciato, in cui le élite dominanti si atteggiano a vittime e pretendono immunità e onore per i loro orrendi crimini, in cui un popolo può essere cancellato nel silenzio.
In A Shadow With No Silhouette, brano minimale che si snoda come una preghiera ricca di silenzi e di misticismo, la figura del Buraq, quadrupede alato che accompagna Maometto verso l’ascensione, simboleggia invece un viaggio “verso un paradiso che è un inferno”. Insieme a A Silence With No Celling, otto minuti strumentali in cui buzuki, clarinetto, sax disegnano un paesaggio desertico fortemente evocativo, e all’enigmatica dancehall sabbiosa di A Dream That Never Arrived, forma una sorta di trilogia della negazione, del buio morale e umano in cui ci vogliono precipitare.
Se queste tracce sono caratterizzate da un suono molto misurato, controllato, quasi a volersi salvare dal caos del mondo esterno e offrire anche momenti di silenzio su cui riflettere, le due canzoni iniziali, Squeal of Swine e Dagger Eyes, vibrano di pulsazioni frenetiche della drum machine, di bordoni angosciosi di synth, mentre fiati e cordofoni della tradizione araba creano un’atmosfera tesa e dolorosa su cui la voce processata di Moumneh articola un canto visionario e accorato. Chi conosce i suoi lavori sa quanto Moumneh sia abile nell’intervenire anche in modo radicale sulla tradizione musicale per esprimere le sue emozioni e sentimenti di fronte al dramma del presente e del suo popolo, senza dimenticare quanto le sue musiche siano comunque di una grande bellezza, malgrado o proprio perché turbano e non lasciano indifferenti.
Il momento chiave di Eternal Life No End
La bella copertina disegnata da Farah Fayyad, con i due serpenti che si intrecciano a formare una sorta di uroboro in un movimento a spirale, fa pensare a The Serpent, ipnotico brano a cui è associato un video girato in formato 18mm. fra Montreal, Parigi e Beirut dallo stesso Oberland. Ritmi techno martellanti come pale di elicotteri, elettronica disturbante e il canto da muezzin alieno creano un clima parossistico e inquieto. Chiude Walked and Walked dove la musica si fa meno aspra, l’elettronica crea onde di risacca, il sax ha un lirismo morbido e soffuso; non è una liberazione, piutosto un’apparente stasi che nel finale si increspa con l’insorgere di rumori metallici forieri di prossime rotture.
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