Tamikrest – AssikelGlitterbeat Records

I Tamikrest celebrano vent’anni di attività con Assikel.

Vent’anni di attività durante i quali i Tamikrest hanno portato in giro per il mondo, con passione e coerenza, il desert blues e le rivendicazioni politiche del popolo tamasheq, che noi occidentali chiamiamo tuareg: Assikel è il loro sesto lavoro, che esce, come sempre, per la Glitterbeat; del resto, è stato proprio Chris Eckman, boss dell’etichetta, a scoprirli e a farli debuttare su disco. Ma per Assikel la band ha voluto creare un suono dal sapore vintage e, per questo, si sono rivolti a Jasper Geluk, ingegnere del suono degli Altin Gün, che ha registrato le canzoni dal vivo su nastro analogico presso il suo studio di Haarlem. Una scelta che ha pagato, dando all’album un suono non solo caldo e avvolgente, ma che ha esaltato l’energia e la comunicativa propria della band maliana.

La musica tamasheq

Come sempre quando ci troviamo di fronte a musicisti tamasheq — che siano i Tinariwen o gli Imarhan —, la musica è anche occasione per affrontare la situazione del loro popolo e della sua lotta di liberazione, a cui spesso hanno anche attivamente partecipato. Una situazione drammatica e complessa, in cui la popolazione si trova schiacciata fra forze paramilitari, jihadiste, esercito maliano, e in cui diventa estremamente complicato decidere da che parte stare e con chi, eventualmente, allearsi per rivendicare la propria libertà e indipendenza. Impossibile, per noi dall’esterno, giudicare le scelte politiche contingenti, ma i temi del disco — dal rischio di perdita e sradicamento della loro cultura, al tema dell’esilio, ai sentimenti di nostalgia e aspirazione alla libertà, alla difesa della comunità — sono tematiche universali e connesse al sentire umano.

Le canzoni di Assikel e l’impegno dei Tamikrest

L’album si apre con Adagh Oyanted, una canzone contro lo sfruttamento delle terre ancestrali, che ci trasporta col suo blues nelle aspre sabbie desertiche; il tono è calmo e meditativo, la voce di Ousmane Ag Mossa si muove tra canto e recitato, e la slide guitar di Paul Salvagnac dona un senso profondo di nostalgia, mentre Inizdjam, coi suoi cori e i vocalizzi vibrati della zaghroutah, ci porta in un momento di vita comunitaria fra le tende del popolo degli uomini blu. L’intensa e commovente Iman Derhan Nasn, col suo canto sommesso e accorato e lo straordinario intreccio delle chitarre e della slide, è intrisa di profonda malinconia. Aiytma è un incitamento alla lotta «per motivare i propri compagni», ma i toni sono austeri e non bellicosi, mentre la chitarra disegna pregevoli assoli.

Imanin è il brano che cattura al meglio la capacità di improvvisare della band: una jam elettrizzante, con le chitarre che si lanciano in assoli e distorsioni, dando al tutto un affascinante sentore psichedelico; il video è girato in un campo profughi in Mauritania. A questo punto c’è una sorta di omaggio ai loro mentori Tinariwen: infatti, in Eilal sentiamo la voce profonda e penetrante di Ibrahim Ag Alhabib, ed è la prima volta di una collaborazione fra le due più importanti band tuareg; poi, nella conclusiva Adounia, i Tamikrest rendono omaggio allo scomparso membro dei primi Tinariwen Mohammed Ag Itlale, alias Japonais, la cui voce sentiamo recitare sul finire di un brano in cui aleggia un profondo senso di precarietà e di malinconia.

La musica dei Tamikrest si caratterizza per l’asciutta crudezza degli arrangiamenti, che donano alle canzoni un impatto emotivo di grande forza comunicativa: ascoltarli significa entrare in un mondo e in una cultura che ci appariranno meno lontani di quanto la geografia non dica.

Tamikrest – Assikel
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Nato nel 54 a Palermo, dal 73 vive a Pisa. Ha scritto di musica e libri per la rivista online Distorsioni, dedicandosi particolarmente alla world music, dopo aver lavorato nel cinema d’essai all’Atelier di Firenze adesso insegna lettere nella scuola media.

Di Ignazio Gulotta

Nato nel 54 a Palermo, dal 73 vive a Pisa. Ha scritto di musica e libri per la rivista online Distorsioni, dedicandosi particolarmente alla world music, dopo aver lavorato nel cinema d’essai all’Atelier di Firenze adesso insegna lettere nella scuola media.

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