The Unthanks - Sorrows Away

Sorrows Away – la lectio magistralis di folk (e non solo) delle Unthanks

Il risaputo adagio della storia maestra di vita (che poi la magistralità ognuna se l’aggiusta come vuole) si può applicare anche alla musica folk e in special modo alle Unthanks. “Tendenzialmente cerchiamo vecchie canzoni che contengano verità universali”, dice Adrian McNally che del collettivo nord-inglese è l’artefice di strumenti e arrangiamenti, in perfetta sintonia con le voci di Rachel e Becky Unthank. E Sorrows Away (Rabble Rouser) spiega assai bene tale intento.

Stabilito che per le Unthanks il “folk” è un concetto assai ampio che include le poesie di Emily Brontë, gli inni dei minatori, i canti dei  portuali  o le canzoni di Robert Wyatt o di Molly Drake (la mamma di Nick), mai come stavolta la dialettica passato-presente ha funzionato così bene. E altrettanto si può dire per quella tenebre-luce.

Il repertorio di Sorrows Away

L’album contiene sette tradizionali (uno interpolato con due strofe di nuovo testo) e tre composizioni contemporanee, di cui due a firma Unthanks. In almeno tre momenti (The Great Silkie of Sule Skerry,  The Sandgate Doodling Song, The Month of January) si parla, tra mondo fatato e mondo reale, di misoginia e violenza maschile e questi sono, inevitabilmente, i passaggi più oscuri. Quanto a Bay Of Fundy di Gordon Bok funge da metafora della vita attraverso il racconto di un periglioso viaggio marittimo. Ma altrove prevale una visione più serena. Ad esempio Old News e The Isabella Coke Colliery Ovens (i due pezzi ‘ unthankiani’) partono da situazioni fosche (l’ansia da informazione, la desolazione di una miniera abbandonata) per elaborarle in chiave positiva. E la lunga Sorrows Away si chiude come un lungo mantra che è un invito, mai così contemporaneo, a mandar via le sofferenze.

Le Unthanks e la loro magia

Tutto questo potrebbe sembrare ponderoso, non fosse che le voci di Rachel e Becky si fondono in modo quasi magico e gli arrangiamenti scivolano via eleganti, fluidi e capaci di far convivere in tutta serenità, violini, trombe e persino chitarre elettriche. Sono 57 minuti di musica che a volte necessitano di attitudine folk-sensibile, ma altre catturano chiunque per la loro bellezza quasi disarmante (cioè in grado di disarmare anche il death-metallaro più agguerrito). Folk’s not dead, anche perché è musica che ‘serve’ sempre.

The Unthanks - Sorrows Away
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Giornalista musicale di pluriennale esperienza, ha collaborato con Rockerilla, Musica!, XL e Mucchio Selvaggio. Ha tradotto per Giunti i testi di Nick Cave, Nick Drake, Tom Waits, U2 e altri. E' autore di monografie dedicate a Oasis, PJ Harvey e Cranberries e del volume "Folk inglese e musica celtica". E' stato uno dei curatori della riedizione, nel 2017, degli album di Rino Gaetano. Fa parte della giuria del Premio Piero Ciampi. Si occupa di eventi di vario tipo dedicati alla musica rock.

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