Rock e letteratura

Articolo: Rock e letteratura – Berlino e la musica

Dove si parla di Wim Wenders, Nick Cave, Lou Reed…

Rock e letteratura

I Figli Della Mezzanotte è il romanzo di Salman Rushdie che consacra la sua popolarità presso il grosso pubblico. Oltre a rappresentare un atto d’accusa contro il regime instaurato in India da Indira Gandhi, il libro si fa notare per un espediente che avrà una certa fortuna presso la cinematografia pop: la capacità dei protagonisti nati allo scoccare della mezzanotte nel giorno dell’indipendenza indiana di sentire, telepaticamente, le voci interiori degli altri. I figli della mezzanotte hanno un talento miracoloso, possono invadere la tua psiche e carpirne i segreti. Grazie alla loro abilità, navigano in un’infinità di realtà alternative.

Tra Salman Rushdie e Berlino

Dall’India di Salman Rushdie alla Berlino di Wim Wenders

Lo stesso stratagemma verrà ripreso nel 1987 da Il Cielo Sopra Berlino di Wim Wenders, un film che rivisto adesso con il senno del poi risulta piuttosto noioso, pur conservando degli spunti interessanti. I protagonisti della pellicola sono angeli con lo scopo di assistere moralmente i berlinesi nelle loro peripezie quotidiane. Gli angeli possono captare tutto quello che le persone in carne ed ossa pensano, ma non possono mai intervenire. Pur avendo questi poteri, la loro frustrazione è quella di non avere la libertà di scelta che hanno gli uomini. Si sentono come degli animali da circo.

Berlino città decisiva per un certo tipo di rock (Nick Cave, ad esempio)

E infatti Wenders sceglie l’ambiente del circo per descrivere – meglio di qualsiasi altra metafora – la Berlino antecedente alla caduta del muro, una città divisa che fu essenziale per la musica rock, rifugio di molti escapisti alla ricerca di se stessi come Nick Cave, Lou Reed e soprattutto David Bowie. Così come Il Cielo Sopra Berlino ruota intorno alla canzone The Carny di Nick Cave (su artisti itineranti, giostrai e i loro rispettivi animali), Lou Reed farà la sua comparsa nel sequel del film di Wenders intitolato Così Lontano Così Vicino, strimpellando alcune note di un suo capolavoro assoluto: Berlin, un album struggente e insuperabile che però segnerà la fine di Lou Reed come artista da hit parade.

A Berlino Lou Reed dedica il proprio album-capolavoro

Pubblicato successivamente a Transformer – l’album prodotto da David Bowie che catapulta Lou Reed in cima alle classifiche – Berlin è un disco privo di compromessi. La storia senza lieto fine di una coppia di tossici e del suicidio di lei dopo che i servizi sociali le tolgono l’affidamento dei figli. Il grido dei bambini abbandonati – nel secondo brano del lato B, The Kids – è straziante. Ci vorranno altri 33 anni prima che a Berlin venga riconosciuto il posto che gli spetta nell’olimpo dei dischi rock più significativi, coraggiosi e “adulti” che siano mai stati scritti- Questo grazie a uno spettacolo del 2006 con la scenografia di Julian Schnabel in cui Lou Reed ripropone tutti i brani contenuti nel vinile.

L’influenza di Christopher Isherwood su David Bowie

“Tutte queste persone sono inesorabilmente condannate. La serata è una prova generale per il disastro. E’ come se fosse l’ultima notte di un’epoca”, scrive Christopher Isherwood nei suoi appunti sulla Berlino weimariana, con la classe media in bancarotta, su cui incombe già pesantemente l’instaurarsi del regime nazista.

Rock e letteratura - Tra Salman Rushdie e Berlino

In Addio A Berlino Isherwood descrive una società sofisticata e decadente le cui atmosfere avranno una certa influenza su David Bowie quando la rockstar britannica si trasferisce a Berlino per rinascere artisticamente. E per dar vita a quella che sarà definita la sua Trilogia. Brani strumentali come Warszawa oppure cantati come Heroes – entrambi autentiche sublimi raffinatezze – resteranno indelebilmente scolpiti nella memoria collettiva a testimonianza dell’Europa divisa durante la Guerra Fredda. Niente meglio delle due Berlino simboleggia quel periodo.

Ultimo (ma un po’ meno importante) Tom Waits

Inaspettatamente anche l’americano Tom Waits subisce una superficiale infatuazione berlinese orientandosi verso influenze brechtiane nel comporre la colonna sonora per l’opera teatrale The Black Rider. E anche lui – in Circus, nel 2004 – si addentra nelle stesse atmosfere circensi esplorate da Nick Cave in The Carny, ma Tom Waits lo fa stancamente, ha ormai smarrito la sua vena. Siamo lontani da Berlino e il muro è già crollato da tempo.

E’ ovvio d’altronde che la Berlino dei giorni nostri è un’altra cosa.

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