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ARCADE FIRE – PARIS (Le Zénith – 3 Giugno 2014)

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Gli Arcade Fire alla conquista di Parigi…e del mondo

Ex indie band transitata trionfalmente nel mainstream, gli Arcade Fire hanno venduto i 6000+6000 posti dello Zénith, 3 e 4 giugno, in qualche ora. L’attesa è grande, soprattutto perché le cronache finora parlano di uno spettacolo, oltre che di un concerto: spettacolarizzazione che, in ambito rock, diventa necessaria per mantenere viva l’attenzione di un pubblico tanto ampio, ma anche sempre pericolosamente prossima al kitsch. Bene quindi che ad aprire siano i newyorkesi Antibalas, una quindicina di strumentisti votati a proporre una miscela di funk-afro-jazz all’insegna del divertimento puro, che trascinano un pubblico ben disposto a danze e applausi.

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La scenografia di Reflektor

Quando escono di scena cala il sipario per nascondere i preparativi sul palco, e allora la tensione cresce; poi, quando si vedono le prime ombre e si sente l’attacco carnevalesco di Here Comes The Night Time, il sipario cade e gli Arcade Fire esordiscono con Reflektor. La scena è bella, con una parete mobile di specchi che calano dietro i musicisti o si alzano sulle loro teste; e anche gli Arcade Fire non scherzano quanto a numeri, perché quando tutti sono sul palco arrivano a undici elementi. La ritmica è sempre in primo piano (a un tratto ci saranno all’opera fino a tre batteristi e due percussionisti), e la band fortunatamente non ha abbandonato una sua vecchia caratteristica: quella di esser composta da polistrumentisti che si divertono a scambiarsi i ruoli; magnifica Régine Chassagne tra batteria, tastiere e canto; mentre Win Butler passa dalla chitarra al basso al piano; e suo fratello William suona praticamente qualsiasi cosa e si agita più di tutti.

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Non solo Reflektor allo Zénith di Parigi

La scaletta è quasi un greatest hits più che una presentazione dell’ultimo Reflektor: anche se alcune delle canzoni di questo spiccano particolarmente: Joan Of Arc, con l’intro noise e poi lo sviluppo glam come su disco; We Exist splendida, Afterlife altrettanto. Allo stesso tempo le canzoni di The Suburbs mantengono live il fascino che hanno sul disco: Month Of May, The Suburbs, Sprawl II che chiude il set. Prima, però, ecco una sorpresa: in fondo alla sala, su un secondo palco minore compare Régine, attorniata da due in costume da spettro, che dialoga a distanza con Win Butler su It’s Never Over. Il testo, l’interpretazione e la messa in scena convergono a creare un momento molto intenso.

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Anche i Daft Punk?!

La pausa è breve, anzi quasi non c’è, perché sullo stesso palco minore appaiono i Daft Punk che suonano Get Lucky; beh, si immagina che non siano loro, ma visti i caschi, chi può dirlo? Mentre le note della canzone cominciano a essere alterate, rallentate, gli Arcade Fire tornano sul palco per un’infuocata Normal Person. Poi presentano un nuovo ospite, che ha suonato da pochi giorni proprio allo Zénith, e sul palco appare una persona con un cubo-TV infilato sulla testa che rimanda immagini su ogni lato: le immagini sono il volto di Prince (che effettivamente ha fatto ritorno a Parigi di recente) e la band si lancia in un’ottima Controversy, cantata da William Butler.

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Here Comes The Night Time e il carnevale

Intanto è cominciato il carnevale. I due Daft Punk sono sul palco, Win indossa una enorme testa di cartapesta dell’attuale papa, altre enormi teste finte appaiono sul palco. E’ ovviamente il momento di Here Comes The Night Time, forse il passaggio più entusiasmante del concerto (ma è difficile dirlo, perché gli highlights sono stati tanti), con l’accelerazione finale salutata da un’esplosione di coriandoli che coprono interamente il parterre. E poi il saluto, come consueto, con Wake Up. Che dire? Due ore piene filate via, la capacità di coniugare musica e spettacolo riuscendo divertenti e soprendenti. Certo, chi ha un’immagine romanticamente intima e lo-fi della musica, farà meglio ad astenersi. Per tutti gli altri, è il momento di vedere dal vivo una delle grandi realtà del rock contemporaneo.

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Mi piace la musica senza confini di genere e ha sempre fatto parte della mia vita. Condividerla con gli altri è fondamentale: per questo ho fondato TomTomRock.

Marina Montesano

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