Iggy Pop Post pop

IGGY POP – POST POP DEPRESSION (Loma Vista Recordings – 2016)

Iggy Pop Post pop

di Marina Montesano

Le carriere da solisti sono difficili per quanti hanno raggiunto l’eccellenza all’interno di una band memorabile: la scrittura da reinventare, musicisti da ingaggiare. Iggy Pop ha segnato la storia del rock con gli Stooges e di nuovo pochi anni dopo con The Idiot e Lust For Life, entrambi usciti nel 1977 grazie all’aiuto di David Bowie (in uno stato di grazia assoluto: Low e Heroes sono dello stesso anno) e dei musicisti con i quali all’epoca suonava: parliamo di gente del calibro di Carlos Alomar e Dannis Davis. Per il resto, la carriera di Iggy ha avuto più bassi che alti, anche se dispiace scriverlo; qualche buon disco, molti mediocri, e magari l’attesa per una reunion con gli Stooges (che non è mancata), il piacere comunque presente di vederlo dal vivo o di ascoltare una voce davvero unica. Quando si è saputo del progetto di un disco con Josh Homme, che può piacere tanto o poco, ma al quale non manca uno spirito di collaborazione encomiabile, c’è stato di che drizzare le antenne. L’esibizione al Late Show with Stephen Colbert lo scorso gennaio ha confermato che c’era in effetti motivo di ben sperare: Gardenia è un pezzo che colpisce immediatamente, si ricorda con facilità e offre a Iggy la possibilità di cantare come sa fare meglio; intanto la band non calca la mano sul passato, su richiami agli Stooges che sarebbero anacronistici per un artista che si avvia ormai a raggiungere i settanta.

httpv://www.youtube.com/watch?v=DngIWkQVPgU

Gardenia

Al Late Show i due si sono esibiti insieme a Matt Helders e Dean Fertita, entrambi su Post Pop Depression, avvalorando l’idea che i musicisti di valore sono una componente essenziale nella riuscita di un disco. Un brano chiave per parlare di PPD è Chocolate Drops; la sequenza di accordi è quella di uno standard rock senza niente di originale, ma sono i particolari che lo rendono splendido: la batteria di Helders e il suo controcanto (che già negli Arctic Monkeys è essenziale), il breve solo al centro, l’intepretazione di Iggy, una delle migliori del disco, percorsa da una vena emotiva o forse rotta per l’età, a rivelarci che, come dice il testo, quando hai toccato il fondo hai raggiunto anche la cima e la merda si trasforma in gocce di cioccolato.

httpv://www.youtube.com/watch?v=Oe6S_UgVJic

Break Into Your Heart

Altrove (Break Into Your Heart, German Days) si sente molto l’influenza di Homme; mentre al centro del disco Sunday è forse il brano più bello, altro testo molto riuscito e arrangiamenti incalzanti che terminano a sorpresa; poi si può ricordare la conclusiva Paraguay (dove il nostro vorrebbe rifugiarsi lontano dal mondo moderno: “Sto andando dove vanno i perdenti amareggiati / per nascondere la mia faccia e spendere quello che ho guadagnato / anche se è un sogno, non è una menzogna / e non mi fermerò per dirvi arrivederci”), con memorabili coretti finali e monologo di Iggy in coda. Solo un paio di canzoni lasciano meno il segno almeno all’inizio e comunque niente rovina la piacevolezza complessiva, e a tratti l’emozione, dell’ascolto. Iggy ha detto che questo potrebbe essere il suo ultimo disco: se è vero, vorrà dire che ha chiuso con stile.

8,7/10

httpv://www.youtube.com/watch?v=zMBQMQfrPso

Sunday

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