Westside Cowboy – It Goes OnIsland Records

Dai talent di Glastonbury a Later… with Jools Holland: chi sono i Westside Cowboy

Se cercate una indie band britannica decisamente giovane e con un’energia folgorante, i Westside Cowboy fanno al caso vostro. In pochi anni, dopo aver vinto la Emerging Talent Competition di Glastonbury nel 2025, la band ha suscitato la curiosità degli addetti ai lavori, ha suonato nel celebre programma della BBC Later… with Jools Holland e ha supportato i Geese nelle tappe europee del loro Getting Killed Tour. E dopo due EP (This Better Be Something Great del 2025 e So Much Country ‘Till We Get There del 2026) i Westside Cowboy pubblicano l’album di debutto It Goes On.

Registrato “a casa” ai Greenmount Studios di Leeds con Loren Humphrey

Dopo aver registrato una versione grezza e improvvisata al The Diamond Mine di New York con Loren Humphrey (Geese, Cameron Winter, Wunderhorse), la band si è resa conto che il proprio album di debutto avrebbe dovuto essere registrato a casa, e questo l’ha portata a tornare nell’ambiente più familiare dei Greenmount Studios di Leeds, dove è stata incisa la maggior parte del disco.

Non ci sono ricette particolari nella musica dei Westside Cowboy. Non c’è il classico leader coi musicisti che fanno da contorno: testi e idee nascono da un lavoro collettivo — con i due chitarristi-cantanti Reuben Haycocks e Jimmy Bradbury a fare da traino — e conservano quel senso immediato di attaccare lo strumento e lasciare libera l’ispirazione. Canzoni che si sviluppano nel momento in cui vengono suonate, che prendono corpo e scelgono la strada da percorrere. Un approccio diretto, che dà ai pezzi un carattere corale, in cui ognuno non solo esegue ma ne resta coinvolto.

Dal vortice di Kick Stones (The Boys) al folk di Coyote: la “Britainicana”

Ve ne accorgete già dal primo pezzo, Kick Stones (The Boys). Struttura semplice, con una chitarra mononota in apertura. Un approccio che rimanda ai Velvet Underground — non a caso il titolo dell’album ammicca a What Goes On — come un vortice che cresce, con Aoife Anson O’Connell al basso a impreziosire i cori. Un crescendo che coinvolge ma non finisce mai nel noise, intervallato da attimi di pace, con una dinamica fatta di spontaneità e istinto, senza fronzoli. Quattro musicisti, quattro voci — perché anche Paddy Murphy, dietro la batteria, canta — e lo spirito di mantenere un’atmosfera volutamente grezza e diretta, da band che si sposta in furgone e prova negli scantinati maleodoranti. Una formula che rende magiche le esibizioni dal vivo, e immaginiamo non sarà facile accaparrarsi i biglietti per l’unica data italiana della band, a Milano il 9 novembre.

Sulla stessa scia la successiva Paperchains, col basso in downstroke costante. Dobro ha basi rock’n’roll e apertura melodica, con un risultato che avvolge insieme alle voci di Reuben Haycocks, Jimmy Bradbury e Aoife Anson O’Connell. Ritroviamo la O’Connell protagonista in Coyote, che denota, in apertura, l’attrazione della band per il folk tradizionale. Stesso discorso per l’acustica Take My Leaving As I Love You.

Westside Cowboy – It Goes On: meno algoritmi e spazio alla creatività

Se l’industria musicale moderna dipende fortemente dagli algoritmi delle piattaforme di streaming e dalla ricerca della viralità sui social, i Westside Cowboy si muovono nella direzione opposta, salvaguardando il processo creativo come unica condizione. Difficile incasellarli in un genere (grazie a Dio), ma sanno mescolare i loro molteplici ascolti nella giusta misura. It Goes On è la consacrazione del metodo Westside (da loro definito Britainicana) ed è una vera boccata di ossigeno, di musica intesa come atto di gioia creativa.

Westside Cowboy – It Goes On
8 Voto Redattore
0 Voto Utenti (0 voti)
Cosa ne dice la gente... Dai il tuo voto all'album!
Sort by:

Be the first to leave a review.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Show more
{{ pageNumber+1 }}
Dai il tuo voto all'album!

print

Si definisce "un alieno" perché ha capito che tutte le sue passioni sono poco redditizie, musica compresa. Ma, oltre a suonare in varie band, ne scrive da sempre. Dal 1996 saltuariamente sulla pagina "Spettacoli" del Corriere Romagna, passando per anni preziosi col Mucchio Selvaggio, la rivista Frastuoni e infine con The Soundcheck. Cuore indomito e appassionato, curioso e volubile. Per una Guinness in compagnia non dice mai di no.

Di Beppe Ardito

Si definisce "un alieno" perché ha capito che tutte le sue passioni sono poco redditizie, musica compresa. Ma, oltre a suonare in varie band, ne scrive da sempre. Dal 1996 saltuariamente sulla pagina "Spettacoli" del Corriere Romagna, passando per anni preziosi col Mucchio Selvaggio, la rivista Frastuoni e infine con The Soundcheck. Cuore indomito e appassionato, curioso e volubile. Per una Guinness in compagnia non dice mai di no.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.