Arab Strap – Half-Told Tales: la recensione
Gli Arab Strap sono Aidan Moffat e Malcolm Middleton, scozzesi di Falkirk; quest’anno celebrano i trent’anni di carriera, con in mezzo una lunga sospensione, tra il 2006 e il 2016. Il ritorno ha coinciso con l’uscita di As Day Gets Dark (2021) disco che ha rimesso in gioco il gruppo che, tre anni dopo, si è confermato con l’interessante I’m Totally Fine With It Don’t Give A Fuck Anymore titolo che rappresenta bene la crudezza dei testi del duo (d’altronde la band prende il suo nome da un sex toy).
Novità e riprese
Una caratteristica degli Arab Strap è l’adozione di un cantato quasi recitato, adagiato su di un suono che alterna momenti delicati a virate più elettriche. L’accento scozzese aggiunge un tocco esotico, a tratti rude, allo storytelling che domina gran parte delle canzoni. Storie sordide, esplicite, che coinvolgono gli aspetti più stereotipati relativi al nord della Gran Bretagna: birra, calcio e ‘’divertimento” (il fun inglese che non si sa mai quanto sia vero o immaginato…). Rispetto ai due dischi realizzati dopo la reunion, questa nuova uscita sembra concentrarsi su ritmi più solidi, con batterie elettroniche e campionature.
I momenti più interessanti
L’iniziale I Get Noise dichiara ciò che propone: rumore e chitarre distorte; lo stesso fa Glamour Magick, inno epico situato in una zona cupa, a metà tra Clash e Mekons. Più tranquille sono le ballad Gape e Sunsong (quest’ultima alterna felicemente lo spoken word ad un ritornello piuttosto cantabile). Nella tracklist c’è spazio anche per una specie di valzer decostruito, Mr. Splitfoot, momento delicato, ma solo nella musica…
Half-Told Tales (Rock Action Records) ha un titolo assolutamente coerente e un contenuto forse leggermente inferiore ai titoli prima citati, ma compensa con un’energia inedita e suoni arditi, che forse non ci si aspettava dal gruppo, specialmente nella grintosa Fighting For You. Per molti potrebbero essere persino una scoperta, buon ascolto!
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