Ibibio Sound Machine, Chopping Mountain: la recensione.
Con dodici anni di carriera alle spalle gli Ibibio Sound Machine si sono ritagliati uno spazio e una buona reputazione sia fra il pubblico club-oriented che per i loro live caratterizzati da torride ritmiche e da un funk jazz travolgente. Carica che riescono a mantenere su disco grazie all’utilizzo di jam dal vivo e al naturale feeling che esiste fra gli otto componenti della band, che per l’occasione sono tornati a farsi produrre da Max Grunhard, sassofonista e tastierista della band. Rispetto al precedente Pull the Rope caratterizzato da sonorità più cupe questo Chopping Mountain sceglie un suono fiammeggiante, brillante, arioso mettendo in primo piano ancora una volta la splendida voce soul dell’anglo-nigeriana Eno Williams e la propensione bandistica dei musicisti.
Formula fusion
La formula vincente degli Ibibio Sound Machine è essere riuscita a creare una musica che mescola highlife, afrobeat, jazz, soul, post punk, elettronica e alla cui riuscita hanno contribuito musicisti sia di diverse etnie, ma tutti residenti a Londra, sia provenienti da background musicali differenti. Musica per ballare, gioiosa, che fa dell’energia e della potenza comunicativa una forma di resistenza e liberazione, i testi non disdegnano di entrare nei temi del mondo contemporaneo, come accade con il brano introspettivo smooth jazz Give Me Preace, uno dei singoli usciti, a cui collabora dialogando con la voce della Williams il tastierista di Fela Kuti Dele Sosimi che ripete il mantra Give Me Peace, Give Me Freedom Give Me Love.
La voce di Eno Williams guida la band
Il disco si apre con Burning in Lagos, il brano per me più originale, fra percussioni e basso pulsanti, sentori di psichedelia e lampi di elettronica vintage spicca la voce di Eno Williams che insieme ai fiati crea una tensione crescente fino al sorprendente e bizzarro finale. Funk nervoso nella title track, invito a non arrendersi e provare a scalare le montagne, anche quelle metaforiche, più spensierato e scintillante When You Want to Dance sorretto da un ‘infantile’ drone di tastiera. Frizzante e trascinante Return to Sender, anche se il tema è un drammatico incidente accaduto alla cantante, qui fanno capolino influenze hip hop, mentre ci trasporta in un’atmosfera notturna e sensuale River Don’t Rush col suo abile intreccio di elettronica, tastiere e percussioni che chiude questo sesto lavoro della band afro-londinese uscito ancora una volta per la Merge e che conferma la qualità di una proposta musicale ,che ha pèerò nell’esperienza dal vivo il suo punto di forza.
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