Brandon Flowers mette da parte i Killers per un secondo album solista: The Desired Effect
The Desired Effect è il secondo album solista di Brandon Flowers, uscito per Island Records. Arriva a cinque anni dall’esordio Flamingo (2010) ed è prodotto da Ariel Rechtshaid (Haim, Vampire Weekend, Charli XCX, Sky Ferreira) insieme allo stesso Flowers, nonché mixato da Alan Moulder.
La registrazione si è svolta tra il 2014 e il 2015 soprattutto ai Battle Born Studios di Winchester, in Nevada — lo studio di proprietà dei Killers — con parti agli Heavy Duty di Burbank e ai Vox di Hollywood, in California. Attorno a Flowers si raccoglie un cast di ospiti notevole: Neil Tennant dei Pet Shop Boys, il pianista Bruce Hornsby, il bassista Tony Levin, il chitarrista Carlos Alomar (storico collaboratore di David Bowie), i batteristi Joey Waronker e Kenny Aronoff, il compagno nei Killers Ronnie Vannucci Jr., più Angel Deradoorian e Danielle Haim.
Un disco ancorato negli 80s
Sul terzo brano di The Desired Effect, I Can Change, Brandon Flowers utilizza un sample di Smalltown Boy dei Bronski Beat: ed è una dichiarazione d’intenti, perché tutto il disco è pesantemente immerso in atmosfere ’80s. A volte troppo magniloquenti, come nell’iniziale Dreams Come True, in altri momenti più simpaticamente nostalgiche. Can’t Deny My Love, per esempio, ha un incedere che ricorda un incrocio fra i Pet Shop Boys e i suoi Killers. E difatti al disco contribuiscono nomi come Neil Tennant, Tony Levin e l’ottima ritmica di Carlos Alomar.
Pregi e difetti
Il secondo disco da solista lo porta in una direzione non del tutto dissimile dal precedente Flamingo, ma, sebbene non privo di difetti, sembra un passo avanti nella qualità delle composizioni, uno indietro nell’ispirazione così chiaramente datata. Un altro brano chiave è Still Want You: bella la melodia, splendida come sempre la voce di Brandon, sovrabbondandi i coretti femminili, le tastiere onnipresenti e quel suono di percussioni inventato da David Bowie per Low e volgarizzato da tutti negli anni seguenti. La conclusiva The Way It’s Always Been ci propone Brandon in una ballata più spoglia e finisce bene il disco; ma il vostro apprezzamento dipenderà dal grado di tolleranza che avete per gli anni 80. Generalmente alto, visto che il disco viaggia forte in molte classifiche.
7/10

