More: ritorno al disco per Claude Weisberg e il suo AOR come quello di una volta.
Il bello della musica è che è come le caramelle Charms, quelle che vendevano nei cinema di periferia durante l’intervallo, tutte di un colore diverso, a volte persino il gusto era diverso.
Claude Weisberg è un artista genovese che si cela sotto cotanto nom de plume e di cui non rivelerò l’identità in ossequio alla sua scelta e che delle caramelle ha scelto un gusto per molti, si potrebbe dire, celato e mai rivelato per una forma di acuto snobismo. Ma lui, vero e proprio alfiere del genere, va comunque avanti dritto per la sua strada che porta ad una certa West Coast riveduta ma non bisognante di esser corretta e ad un AOR che vede tra i suoi numi tutelari i Toto.
More giunge dopo sette anni di pausa e, in quanto tale, offre l’occasione di ascoltare un artista rigenerato dallo hiatus e, contemporaneamente, coerente sino allo stremo alla sua cifra stilistica, dote plus unicum quam rara.
Claude Weisberg – More: le canzoni una per una
L’album si apre con il suggestivo strumentale Intro, tra il crepuscolare e un sorger del sole di L.A. e infatti Men Without Souls, che segue, ha tutte le caratteristiche di cui sopra, una devozione sonora ai fratelli Porcaro accompagnata da una esecuzione vocale accorata ed un testo assai attuale.
You’re The Sun è delicata ballad che riporterà molti ai “bei tempi” di quando la musica passava per MTV e non erano solo ritmi latini e reggaeton a decretare l’entrata in classifica; Newest Things, qui in versione demo, era già apparsa nell’omonimo album precedente e non è male che venga riproposta per chi avesse mancato di coglierne la bellezza ai tempi dell’uscita; Walking Away è ammantata di un’anima romantica, la sua softness , propria del carattere dell’autore, ne fa una piccola perla easy listening.
Julianne, anche essa contenuta nel precedente Newest Things e qui in una versione aggiornata, è contagiosa per ritornello e partitura, una possibile hit che difficilmente si staccherà dalla testa intenta a creare immagini cinematografiche targate ’80; Angels dipana le ali sonore su delicate assenze e su melodie cotton fioc; By Heart Horns si poggia su una intro quasi Tears For Fears per poi rivelare i fiati del titolo, molto Memphis Horns, Lionel Ritchie potrebbe essere dietro le quinte a ballarla.
Here I Am fonde una suggestione new wave con il classicismo di Christopher Cross, un riuscito ibrido, mentre Hard Times richiama Bruce Hornsby e arpeggi tanto cari agli amanti della West Coast; Always è straziante nella sua bellezza e apparente semplicità e, dopo una riproposizione di Walking Away aggiornata ad oggi, il lavoro si chiude con Water Dreams, forse un omaggio ai suoi paesaggi interiori o forse al salino che circonda la sua città, brano quasi Gabrieliano che nei suoi nove minuti circumnaviga emozioni diverse.
Un album curato e carezzevole
Diversi e variegati i collaboratori, per lo più session men di alta caratura italici e non, di cui si cita Andrea Di Puccio a titolo esemplificativo per classe e bravura, perdonino gli altri il cui elenco toglierebbe righe al giudizio.
Disco per anime delicate, panacea al rumore, perturbazione di emozioni troppo spesso soffocate, bravo Claude.
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