Dead Cat In A Bag – We've Been Through

Un disco eccellente in linea con i precedenti per i Dead Cat In A Bag: We’ve Been Through.

Ormai il quadriennio sembra essere l’intervallo standard tra un disco e l’altro dei Dead Cat In A Bag:  la band torinese torna infatti con We’ve Been Through dopo quattro anni dall’ultimo, bellissimo, Sad Dolls And Furious Flowers e altrettanti ne erano trascorsi tra quest’ultimo e il precedente Late For A Song. E in questi quattro anni non sono certo rimasti fermi. Certo anche questa ultima fatica è perfettamente coerente con le “poetiche” testuali e musicali della band. I testi sono sempre improntati a quella pessimistica malinconia che li ha sempre contraddistinti e che sembra ormai essere accettata come inevitabile compagna nell’iter di ogni essere umano, che tuttavia non rinuncia a ritagliarsi un suo percorso ed è capace di accettare con una certa serenità le sconfitte e magari di trarne comunque lezioni.

La raffinata proposta dei Dead Cat In A Bag brilla in We’ve Been Through

Esemplificativi di ciò alcuni versi della canzone eponima: “We’ve been listening to our silence for so long / We’ve been wandering if we were that strong / We’ve been facing a dream fading away / We’ve been cursing the night during the day”. Dal punto di vista musicale il disco è la ormai consueta miscela di stili perfettamente amalgamati e reinterpretati in stile Dead Cat: blues, folk di varia natura e provenienza, dark e chi più ne ha più ne metta. Il tutto tenuto insieme e rivestito da arrangiamenti raffinatissimi e dalla particolare voce di Swanz, qui ancora più duttile del solito: tomwaitsiana nella iniziale The Cat Is Dead e nickcaveiana in Evil Plans, con accenti da consumato crooner in Between Day And Night e sfumature alla Leonard Cohen: non a caso nella cover Hunter’s Lullaby, resa indimenticabile da una orchestrazione notevolissima in cui banjo, fisarmonica, violino e sega musicale si fondono e alternano mirabilmente.

Straordinaria la varietà di strumenti

I tre membri della band sono tutti polistrumentisti bravissimi, capaci di suonare mirabilmente ogni tipo di cordofoni, archi e tastiere. Tuttavia il disco è ulteriormente arricchito, se mai ce ne fosse stato bisogno, da tutta una serie di collaborazioni di prim’ordine, tra cui un quartetto d’archi in Between Day And Night. Impossibile citarle tutte in così poco spazio; spero non me ne vogliano gli altri se devo limitarmi a segnalare il basso di Gianni Maroccolo nel brano iniziale e le chitarre di Carlo Barbagallo, che è anche il produttore, in almeno tre brani, nonché la bellissima seconda voce di Alessandra K. Soro, che duetta con Swanz nell’inquietante blues di Duet For Nothing. Impossibile poi non citare Liam McKahey, che presta la sua voce calda in Lost Friends, della quale è anche coautore. Fra l’altro, il brano si chiude con la registrazione di un ignoto musicista di strada, registrato a Stoccolma, che suona una fisarmonica.

Alla fine del disco un brano ( Fiddler, The Ship Is Sinking) che rende omaggio all’amore della band per il klezmer e il folklore balcanico, retto soprattutto dal virtuosismo al violino di Andrea Bertola, e il brano eponimo We’ve Been Through, nel finale del quale Enrico Farnedi sovraincide con la consueta maestria e sensibilità tromba, flicorno e trombone, disegnando una melodia coheniana su un’atmosfera quasi funebre. Pensavo che con il disco precedente avessero raggiunto un livello difficilmente superabile ma, vista la loro storia fino ad ora, se oggi mi venisse chiesto “qual è il disco più bello dei Dead Cat In A Bag” probabilmente dovrei rispondere “il prossimo”.

Dead Cat In A Bag – We've Been Through
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“Giovane” ultrasessantenne, ha ascoltato e ascolta un po' di tutto: dalla polifonia medievale all'heavy metal passando per molto jazz, col risultato di non intendersi di nulla! Ultimamente si dedica soprattutto alla scoperta di talenti relativamente misconosciuti.

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