Il progetto The Grow esita in The Knight Of Fools.
Visto e considerato che di esseri ormai allo stato primordiale ne abbiamo in quantità, a monoliti come siamo messi? Chi conosce o ha letto 2001 Odissea Nello Spazio sa che la funzione del parallelepipedo nero era quella di far compiere un salto evolutivo alla specie, e The Knight Of Fools dei The Grow direi che assolve buona parte di questa funzione, nel caso si parli di musica “altra”.
Denis Vignoli inizia il progetto The Grow qualche anno fa e nel 2022 pubblica il primo lavoro, Death Home Tape (titolo abbastanza eloquente), su cassetta, registrato tutto da solo soletto tramite l’uso mastodontico di una chitarra EGC e qualche effettaccio maligno e poderoso. Immagino una pedaliera massacrata da robusti anfibi: insomma, non ambient music, a meno che non si abbia un concetto di ambient diverso.
Essendo The Grow laboratorio generoso e aperto, con l’arrivo del batterista Cesare Cognini dei Demikhov si arriva alla composizione qui trattata, ovvero un lavoro che fa della capacità di Vignoli di utilizzare la chitarra e i relativi effetti un’opera di artigianato pagano e industriale: musica per orecchie volenterose di poderose violazioni ai canoni del noto.
Sette brani per entusiasti del rumore caldo
I sette brani che costituiscono Knights Of Fools introducono l’ascoltatore nei meandri più oscuri di un genere per nulla di massa, anzi, ma che ha nelle sue sfumature più recondite abissi di fascinazione e paesaggi lovecraftiani. Helter skelter vertiginosi come lo scivolo di The Texas Chainsaw Massacre 2, massive incursioni nei meandri della materia sonica lavorata a scalpello, da cui si evincono sonori riferimenti alle Prigioni di Michelangelo, immaginifiche colonne sonore per l’Inferno di Gustave Doré e quant’altro dall’ascolto mi sia venuto in mente, per quanto la mente abbia elaborato un piacevole intrattenimento attraverso il dolore.
Per i puristi del rumore caldo, questo lavoro farà sembrare i Killing Joke una boy band, i Throbbing Gristle un complessino da compleanni e i Melvins come colonne sonore per i cartoons di Hanna-Barbera. Ergo: siete avvisati e, al tempo stesso, consigliati di ascoltarlo come durante una seduta analitica junghiana. Sarete trasportati in una giungla di materiali tossici in guisa di alberi e liquami iridescenti, come in un film di Nicolas Winding Refn non addomesticato.
Un plauso conclusivo al coraggio dell’operazione, organicamente ammantata della sua forma solida dalla grafica di copertina della già qui citata Elena Rosa Lavita, eclettica come novella Leonardo da Vinci, eroica come una valchiria del basso e dell’arte visuale. Mai come in questo caso: Denis la minaccia.
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