Pitchfork Paris Music Festival @ Grande Halle de la Villette
Pitchfork Paris Music Festival @ Grande Halle de la Villette

Concerto: Pitchfork Music Festival Paris 2017

Pitchfork Music Festival @ La Grande Halle de la Villette (Parigi 2-4 novembre 2017).

Appuntamento fisso dell’autunno musicale parigino, il Pitchfork Music Festival è arrivato in questo 2017 alla sua sesta edizione. Pezzo forte e attesissimi, oltre che annunciati da mesi, gli americani The National. Un po’ perché, sempre grazie alla mediazione di Pitchfork, proprio a Parigi avevano svelato in anteprima il loro ultimo album Sleep Well Beast, lo scorso giugno, con un concerto a sorpresa, ripreso in esclusiva proprio dalla sezione live del magazine americano, un po’ perché il loro album è stato accolto da critiche più che lodevoli e ogni tappa del loro tour è salutata da un pubblico ogni volta più consistente. Ma veniamo al racconto delle tre giornate.

Ride e The National grandi protagonisti della prima giornata

Giovedi’ 2 novembre arrivo giusto in tempo per l’esibizione dei Ride. Gruppo inglese storico, attivo fino alla metà degli anni 90 nel panorama alternative e shoegaze,  e riformatisi negli ultimi anni, i Ride hanno presentato un set notevole, con brani dall’ultimo lavoro Weather Diaries (pubblicato quest’estate), come Lannoy Point, proprio in apertura, e All I Want. Non sono mancate pietre miliari come Seagull e Vapour Trail dall’album iconico Nowhere e, ciliegina sulla torta, una traccia al debutto live, Pulsar, a coronare una esibizione apprezzatissima.

Ride @Pitchfork

Ride @Pitchfork

Terminato lo show dei Ride, sul palco opposto è il momento di Kevin Morby, musicista americano dalle sonorità dylaniane, gradevole da ascoltare anche se la setlist proposta è veramente corta e non si fa quasi in tempo a familiarizzare con le sue canzoni. Alcune delle quali notevoli come il brano forse più noto del suo repertorio, I Have Been To The Mountain, che arriva proprio in chiusura.

Ma non c’è tempo da perdere: sono già le 23 e sul palco principale arrivano i The National. Li avevamo visti questa estate in occasione della presentazione del nuovo album e la loro esibizione era sembrata un po’ incerta, certamente migliorabile.

Rodaggio ampiamente superato per The National: gli arrangiamenti del nuovo disco ora sono ineccepibili

La fase di rodaggio è stata decisamente superata e il set proposto al Pitchfork Festival è stato perfetto sotto più punti di vista. A partire da un inizio fulminante con la splendida Karen, che arriva subito diritta al cuore.

 

La voce di Matt Berninger risuona in tutta la sua gravità traccia dopo traccia, coadiuvato dalle note perfette dei fratelli Dressner, cuore pulsante della band e in stato di grazia in questa circostanza. Ed ecco, una dopo l’altra, canzoni vecchie e nuove del repertorio. Se le prime sono ormai dei classici, le seconde hanno assunto uno spessore considerevole rispetto al concerto di giugno al Centequatre. The System Only Dreams In Total Darkness e Guilty Party dall’ultimo lavoro si alternano a Bloodbuzz Ohio e I Need My Girl, in perfetta continuità. Carin At The Liquor Store commuove con le sue note struggenti suonate al pianoforte da Dressner ad accompagnare la voce roca di Matt per uno dei momenti più emozionanti dell’esibizione. In chiusura,  Terrible Love è dedicata al pubblico parigino che apprezza e ricambia senza dubbio l’affetto della band.

 

The National @Pitchfork

The National @Pitchfork

I Cigarettes After Sex dominano la seconda giornata

Grandi protagonisti della seconda giornata sono i Cigarettes After Sex che si esibiscono poco dopo le 18. La band, che si colloca all’intersezione fra dreampop e shoegaze, i Cigarettes After Sex ha incantato il pubblico del festival con le sue atmosfere sognanti. Particolarmente suggestive risultano Sweet e K, quest’ultima cantata all’unisono con un pubblico in comunione totale con la band. Un’esibizione troppo breve, ma la band sarà nuovamente a Paris in primavera e certamente avremo modo di riparlare di loro.

Cigarettes after Sex @Pitchfork

Cigarettes after Sex @Pitchfork

Dopo i Cigarettes After Sex abbiamo modo di apprezzare Isaac Delusion, quintetto pop elettronico originario proprio di Parigi, che con l’ultimo lavoro, Rust And Gold, ha cercato di assumere sonorità meno patinate e più sporche e rock. Un gruppo decisamente interessante e sul quale varrà la pena tornare  a soffermarsi. Fra gli altri nomi della seconda giornata, il duo elettropop Sylvan Esso e Kamasi Washington con il suo jazz dalle nuances hip-hop, per la giornata forse più variegata e atipica del festival.

Run The Jewels, i grandi attesi di sabato 3 novembre

Sabato 3 novembre  è soprattutto il rap il grande protagonista della scena. Pezzo forte i Run the Jewels che sono attesi da fan venuti anche da lontano per vedere i propri beniamini.

Prima del duo hip hop americano abbiamo modo di seguire il francese Jacques, elettronico e minimalista e i canadesi BadBadNotGood, inaspettatamente bravissimi con il loro jazz improvvisato e venato di hip-hop e musica elettronica. Un’esibizione salutata con calore da un pubblico assolutamente conquistato.

Run the Jewels @Pitchfork

Run the Jewels @Pitchfork

Infine è il momento dei Run The Jewels. Sala pienissima e pubblico caldissimo. Fanno il loro ingresso sulle note di We Are the Champions dei Queen. Su 18 brani in scaletta ben 11 sono tratti dal loro ultimo lavoro, fra cui Talk To Me in apertura, Call Ticketron, Down e la travolgente A Report To The Shareholders. C’è spazio anche per espisodi più vecchi e per la cover di Nobody Speaks di DJ Shadow.  Killer Mike e El-P sono affiatatissimi e simpaticissimi. Interagiscono fra di loro e con il pubblico, in delirio, che balla e canta a squarciagola, creando una dimensione affettiva anche per chi  non è particolarmente fan del genere musicale. Alla fine dell’esibizione ero anch’io totalmente vinta dallo spettacolo, di grande impatto.

Che dire, a conclusione dei tre giorni di festival? Innanzitutto che la programmazione è sempre di altissimo livello  e molto varia. In secondo luogo, occorre fare un plauso all’organizzazione sempre perfetta, nonostante un pubblico spesso più interessato alla cornice trendy che alla musica. E forse questa è l’unica vera pecca dell’ormai imprescindibile festival parigino.

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