Micah-P-Hinson-and-The-Nothing

MICAH P. HINSON AND THE NOTHING (Talitres – 2014)

Micah-P-Hinson-and-The-Nothing

di Antonio Vivaldi

Qualche anno fa un concerto di Micah P. Hinson restò memorabile, ma non per motivi edificanti. Durante tutta l’esibizione il buffo personaggio dall’aspetto a metà fra Buddy Holly e Truman Capote cercò, con esiti incerti, di fare tre cose insieme: cantare, fumare tramite lungo bocchino e tenere d’occhio la neo-moglie che suonava le tastiere e pareva scoppiata quanto lui (cappuccio della felpa calato in testa per l’intera esibizione e mai uno sguardo verso il pubblico). In realtà, dopo lo struggente esordio del 2004, Micah P. Hinson And The Gospel Of Progress, il musicista texano non aveva combinato granché e l’unica vampata creativa memorabile era stata un’intervista nella quale esponeva idee più a destra di Sarah Palin e accusava Barack Obama di essere “l’assassino del sogno americano”.
Un tale sfacelo, unito a una biografia giovanile degna di un romanzo di Flannery O’Connor e a guai recenti quali un terribile incidente automobilistico nel 2011, finisce per rendere ‘Maica’ a suo modo simpatico: una tale predisposizione a farsi del male la possiedono in pochi. La simpatia cresce ascoltando Micah P. Hinson And The Nothing, compilato con brani scritti prima dell’incidente e registrati durante una lunga e difficile convalescenza. Forse per tale ragione il risultato è di una bellezza spettrale e carico di un pathos talora palpabile e paragonabile solo a quello di un’altra uscita recente, Benji di Sun Kil Moon. Proprio come ai tempi del primo lavoro, la musica suona suggestivamente (per chi ascolta) disadattata: a volte ampia e on the road, ma con il rischio di finire la benzina in pieno deserto (The Life, Living…), a volte claustrofobica come un gospel cantato a se stessi (The One To Save You Now), a volte scritta come se in sogno fosse appena apparso Johnny Cash (The Same Old Shit). Il talento è indiscutibile e ancora inconsunto, specie se trova un’opportunità abbastanza tragica per dispiegarsi; speriamo solo non venga usato per scrivere l’inno del Tea Party.

8/10

 

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