Giant Sand – Returns To Valley Of Rain
Enigma - 2018

Recensione: Giant Sand – Returns To Valley Of Rain

Returns To Valley Of Rain, ovvero i Giant Sand rivisitano il passato.

Giant Sand – Returns To Valley Of Rain

Enigma – 2018

Il titolo rende già abbastanza chiaro il senso dell’operazione e di che prodotto si tratti. A più di trent’anni dall’uscita di quel Valley Of Rain che rivelò al mondo del rock il quasi trentenne Howe Gelb e i suoi Giant Sand il musicista americano risuona e reincide quegli undici pezzi con una nuova formazione. Il perché possiamo provare a immaginarcelo, visto che sono note le vicissitudini che accompagnarono l’uscita dell’originale: scarse disponibilità economiche, con conseguente uso di mezzi abbastanza di fortuna, e sparizione anche di buona parte dei nastri originali. Il risultato fu un prodotto finale di qualità assai modesta dal punto di vista tecnico, inversamente proporzionale alla qualità artistica che lo inseriva a pieno diritto fra le cose migliori di quel Paisley Underground allora in pieno fulgore.

Howe Gelb e l’eredità dei Giant Sand

Non vogliamo certo dire che questa sorta di sfasatura abbia costituito per Gelb un chiodo fisso in tutti questi anni; ma non è improbabile che il fatto che il suo disco d’esordio, quello al quale si deve l’inizio del suo successo, ‘suonasse’ così male non gli sia mai andato completamente giù. Così lo ha inciso di nuovo più di trent’anni dopo, ovviamente con altri musicisti visto che i Giant Sand sono ormai da anni un brand di cui è l’unico proprietario e componente stabile, che si avvale di volta in volta di collaboratori mutevoli.

Anche se, per la verità, il vecchio compagno Scott Garber è stato richiamato in servizio al basso in quasi metà dei pezzi. Forse per tutti questi motivi il disco suona fondamentalmente come avrebbe potuto – e dovuto – suonare allora, tra suggestioni psichedeliche e rabbia punk. Solo che suona, ovviamente, molto meglio, anche se è stata mantenuta volutamente una ‘cifra’ sonora anni Ottanta.

Paisley Underground targato 2018

Questo però non significa che le uniche differenze con l’originale siano riscontrabili in una maggiore ricchezza di mezzi e di strumentazione, in qualche effetto chitarristico in più e neppure nelle diverse sensibilità e abilità dei musicisti coinvolti. Trent’anni non passano senza lasciare traccia per nessuno, e certo non per Howe Gelb. Così in più di un momento il Paisley Underground e il punk hardcore à la Husker Du lasciano il passo al desert rock dei Giant Sand successivi alle origini – peraltro già ben presente in nuce anche nell’originale, ad esempio in brani come Artists e Black Venetian Blind – e perfino alle attitudini da crooner dell’ultimo Gelb. Che talvolta si mescolano, come in Tumble And Tear, ad un ‘tappeto musicale’ punk ancora più accentuato e ‘rabbioso’ dell’originale, producendo un effetto inaspettato, ma tutt’altro che sgradevole.

 

La produzione e il senso di Returns To Valley Of Rain

Il disco è prodotto, oltre che dallo stesso Gelb, da quello che è da un po’ di tempo uno dei suoi collaboratori più assidui, quel Gabriel Sullivan fondatore e leader – con Brian Lopez – dei Xixa, e in qualche momento pare di sentire anche una eco dei cambi di ritmo sudamericaneggianti tanto cari a questa band. Di fronte a questo genere di ‘prodotti’ la domanda che non si riesce a ricacciare è spesso: se ne sentiva davvero il bisogno? Ma è un falso problema e in fondo si tratta di una domanda valida anche per molta della musica cosiddetta ‘originale’. Quindi riconosciamo volentieri ad Howe Gelb il diritto di aver voluto chiudere un conto rimasto in sospeso e, da vecchi fan dei Giant Sand, ascoltiamo con piacere.

Giant Sand – Returns To Valley Of Rain
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Renzo Nelli

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“Giovane” ultrasessantenne, ha ascoltato e ascolta un po' di tutto: dalla polifonia medievale all'heavy metal passando per molto jazz, col risultato di non intendersi di nulla! Ultimamente si dedica soprattutto alla scoperta di talenti relativamente misconosciuti.

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