Brian_Wilson,1960s

A 83 anni, e dopo una vita difficile, ci ha lasciato Brian Wilson, non solo un musicista pop (John Vignola).

Brian Wilson (1942-2025) non è stato semplicemente uno scrittore di canzoni, il membro di una pop band legata, più o meno, all’evoluzione del surf, un personaggio complicato che ha vissuto la sua esistenza attraverso relazioni terribili, familiari e non: essenzialmente di Wilson si può dire che è stato un genio della storia della musica, non solo pop. Basterebbe solo ascoltare per intero uno dei capisaldi dei Beach Boys, Pet Sounds, per accorgersi che, nelle armonie, nelle trovate melodiche, negli arrangiamenti c’è la cosiddetta ‘classe superiore’. Una qualità che non si trova in moltissimi musicisti, contemporanei e del passato, e che può sicuramente avvicinare Brian Wilson all’estro di Bach, di Mozart, dei Beatles.

E proprio la relazione conflittuale, ma anche di grande rispetto con i Beatles è stata la scintlla che ha acceso, letteralmente, alcuni dei momenti più fulgidi della sua esistenza artistica. Un disco gettato via e poi risorto come SMiLE, tutto quello che succede dopo la parentesi puramente surf, la scelta di isolarsi dagli altri componenti, fratelli e cugino, dei Beach Boys, per comporre, per chiedere tante volte ai musicisti l’impossibile. Nella storia di Brian Wilson ci sono moltissimi fallimenti, ci sono moltissime resurrezioni, a confermare il detto che non si può che fallire per poter ricominciare.

God Only Knows e gli altri capolavori

Inutile ricordarlo con tante altre parole, se non consigliandovi di ascoltare il più possibile della discografia sua, attraverso i Beach Boys, magari partendo proprio da quella God Only Knows che è un gioiello di poco più di due minuti di sintesi, arrangiamenti, voci e che lo rendono sicuramente uno dei momenti di eternità che il pop ha saputo regalare a tutti.

In un’intervista di oramai tanto tempo fa il sottoscritto si sentiva dire da brian Wilson che lui era capace di comunicare telepaticamente con Dio. era ovviamente un momento di grande instabilità mentale di Brian, eppure, in questa affermazione qualcosa di vero c’è: se non con Dio, Brian Wilson, quando componeva, comunicava con l’Assoluto. (John Vignola)

Brian Wilson nel ricordo di Antonio Vivaldi

Brian Wilson se n’è andato da questo pianeta l’11 giugno 2025. In realtà non c’era già più da tanto tempo. Si potrebbe dire dal 1965, quando decise di abbandonare le tournée dei suoi Beach Boys per poter catturare senza  intromissioni la musica che aveva in testa: le canzoni come mini-suite (ascoltare la presunta frivola California Girls per credere),   la Teenage Symphony da dedicare a Dio. E voleva che fosse davvero musica soprannaturale, così come era soprannaturale l’idea di sfidare i Beatles sul piano dell’espansione dei suoni e delle coscienze giovanili. Anche perché quelli di Liverpool erano tutti per uno mentre lui – come autore, arrangiatore e ideatore di armonie vocali favolose – era uno per tutti. Gli altri suonavano e cantavano ciò che viaggiava nella testa di Brian, la testa dove le cose dovevano risuonare in un modo strano da quando, ancora ragazzino, gli sberloni del padre-mostro Murry lo avevano reso sordastro.

Non leggeva la musica Brian Wilson, così doveva spiegare a strumentisti fenomenali come dovevano funzionare i tre corni inglesi o i due vibrafoni che lui voleva mettere, magari per una manciata di secondi,  in un pezzo. Loro lo guardavano strano e pensavano “questo è un genio”.

Il genio di Brian Wilson produsse Pet Sounds e poi si diresse verso SMiLE e verso una musica che doveva essere totale. Il disco non arrivò mai alla fine e stavolta la testa di Brian si perse sul serio e con la testa anche il corpo. Fu così che  si chiuse in una stanza con pianoforte e pavimento di sabbia a imitare la spiaggia californiana dove non riusciva più ad andare. Per un tempo infinito restò lì a strafarsi di droghe e ingurgitare porcate.

Gli anni delle terapie, ma anche di SMiLE

Arrivarono poi gli anni delle terapie non convenzionali h24 (come si dice oggi) approntate dallo psicologo-superstar (e amico interessato) Eugene Landy. Landy riuscì a limitare gli abusi in cui indulgeva Wilson, ma s’introdusse sin troppo nella sua vita, influenzando pesantemente anche la musica del disco del comeback, nel 1988.

Dagli anni ‘90 in poi Brian Wilson fu una presenza nuovamente  concreta nella scena musicale: dischi buoni ma non eccezionali, con l’ispirazioni indebolita al pari della voce. Riuscì persino a completare (2004) una sua comunque apprezzabile versione di SMiLE. In ogni caso era bello che lui ci fosse, che riuscisse persino a fare concerti e a vivere decentemente, grazie all’aiuto fondamentale della moglie Melinda (scomparsa a inizio 2024).

Certo, appariva strano e un po’ sulle sue, come ricorda chi avuto modo d’incontrarlo o semplicemente ha visto il film Love & Mercy. D’altronde stava in quel suo mondo superiore dove era andato a vivere nel 1965, dovendo però gestire quella complicata componente terrena. Adesso non ha più questo problema e magari è contento. Magari può completare SMiLE come Dio comanda (visto che è lì vicino) e magari può finalmente farsi insegnare da suo fratello Dennis come andare sul surf. (Antonio Vivaldi).

print

John Vignola (non è il vero nome) e Antonio Vivaldi (è il vero nome) si frequentano da oltre due decenni, dopo essersi conosciuti a un concerto organizzato dalla rivista Rockerilla, fucina dei loro primi guizzi musico-giornalistici. Entrambi si dedicano tuttora a tale frivola attività, nel frattempo diventata assai démodé. Sono cultori della cialtroneria bene informata che vorrebbero elevare a forma d’arte. Vignola sta con i Beatles, Vivaldi vorrebbe stare con gli Stones, ma preferisce i Kinks.

Di John Vignola e Antonio Vivaldi

John Vignola (non è il vero nome) e Antonio Vivaldi (è il vero nome) si frequentano da oltre due decenni, dopo essersi conosciuti a un concerto organizzato dalla rivista Rockerilla, fucina dei loro primi guizzi musico-giornalistici. Entrambi si dedicano tuttora a tale frivola attività, nel frattempo diventata assai démodé. Sono cultori della cialtroneria bene informata che vorrebbero elevare a forma d’arte. Vignola sta con i Beatles, Vivaldi vorrebbe stare con gli Stones, ma preferisce i Kinks.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.