Litfiba 17 Re

I Litfiba tornano insieme per celebrare 17 Re: cronaca del concerto di Genova

I Litfiba sono tornati sul palco con la formazione originale — Piero Pelù, Ghigo Renzulli, Gianni Maroccolo, Antonio Aiazzi, con Luca Martelli alla batteria — per un tour estivo di 20 date in tutta Italia. Il tour celebra i quarant’anni di 17 Re, l’album considerato un apice della loro storia e della “via italiana alla new wave”, come si diceva in quegli anni. Ieri sera, 14 luglio, il tour è passato da Genova, nella piacevole cornice dell’Arena del Mare, accompagnato da qualche polemica sulle prese di posizione politiche e i discorsi di Pelù in scena. Ha fatto il giro dei giornali la foto del parrucchino arancione di Trump sventolato sul palco, che non è mancato nemmeno ieri sera (vedi foto). Soprattutto, però, la curiosità è vedere se c’è ancora alchimia in una band che ha smesso di essere appena quattro anni dopo la pubblicazione di 17 Re, ossia all’indomani della registrazione del controverso live Pirata, quando Ringo De Palma, Antonio Aiazzi e Gianni Maroccolo lasciarono il gruppo, quest’ultimo per una carriera di primo piano nella musica alternativa italiana. E devo dire che i “miei” Litfiba sono quelli della trilogia iniziale, poiché la formazione guidata dai soli Pel e Renzulli con la svolta rock di El Diablo non mi ha mai interessata.

Quarant’anni di 17 Re all’Arena del Mare di Genova

Com’è noto, 17 Re uscì come doppio, composto da 16 brani, e va il titolo da quella che doveva essere la title-track, ma la traccia non fu pubblicata poiché ritenuta non in linea con il resto. È uscito lo scorso aprile come anticipazione del tour, e dopo l’intro pianistica di Aiazzi, è il pezzo che apre il tour in modo da non interrompere poi il flow originario del disco. I pezzi di 17 Re non sono riproposti nell’ordine del disco, contrariamente ad altre operazioni del genere. Sono invece abbastanza fedeli agli originali nelle esecuzioni, ovviamente con il giusto piglio che un concerto richiede.

E qui l’esperienza è ampiamente positiva: ci troviamo dinanzi una band di grandi strumentisti che potranno non essere completamente a proprio agio fra loro, visto il pregresso, ma che certamente lo sono con le composizioni. Trapela l’affetto per un capitolo importantissimo nella storia della musica rock italiana, e l’esibizione va di conseguenza. Per quanto concerne il pubblico, l’entusiasmo è palpabile al di là delle preferenze personali. Per me la sezione centrale che racchiude Vendetta, Apapaia, Ballata, poco più tardi raggiunte da una splendida Tango, è la preferita.

La seconda parte del concerto dei Litfiba

Conclusa l’esecuzione di 17 Re, i Litfiba escono per qualche minuti. Rientrano per la seconda parte del concerto, che prevede soprattutto pezzi dagli altri due album della trilogia. Istambul ed Eroi nel Vento da Desaparecido sono cantate in coro. Da Litfiba 3 ci sono Santiago e Tex, peccato per l’assenza di Louisiana, e si conclude con una muscolare Cangaceiro da Pirata. Un concerto generoso con due ore e mezza di musica nonostante il caldo umido che avvolge band e spettatori.

Le polemiche

Nella prima parte del concerto gli interventi politici di Piero Pelù (contro il riarmo, sul ricordo dei fatti di Genova, per la Palestina e così via) sono tutto sommato contenuti, ma aumentano man mano che si va avanti e, secondo le attese, durante Tex appare il parrucchino di Trump. Dal lato del palco opposto rispetto a dove mi trovavo parte qualche polemica, forse c’è un cartello, e Pelù ingaggia una conversazione sostenuta con i contestatori che poi vanno via. Si tratta di provocatori? Immagino di sì, perché le posizioni politiche e il modo di esternarle di Pelù non sono una novità di questo tour, ma c’erano anche al tempo del disco che qui viene celebrato. Dunque, se danno fastidio, perché pagare un biglietto e assistere al concerto?

Semmai, mi colpisce di più lo stupore, non il dissenso, di qualche spettatore che non si aspetta termini così espliciti: evidentemente siamo abituati ormai molto poco alle contrapposizioni forti che invece caratterizzavano gli anni nei quali i Litfiba sono cresciuti. E questo sebbene la situazione contemporanea non sia migliore, anzi.

In attesa del disco live

In conclusione, i Litfiba riformati per 17 Re non sono pura nostalgia. Il live del concerto dovrebbe vedere la luce a novembre e quanto ascoltato a Genova fa sperare in un bel disco. Pierò Pelù è ancora un grande frontman e i musicisti sono eccezionali. L’abbraccio finali e lo scambio di sguardi mostrano un reale entusiasmo per quanto compiuto. Le canzoni parlano ancora al presente e dal vivo non suonano vecchie. In fondo, l’età del rock fa sì che oggi sia normale volgersi a rileggere il passato, soprattutto se si riesce anche (ancora) a entusiasmarsi  per la musica del presente.

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Mi piace la musica senza confini di genere e ha sempre fatto parte della mia vita. La foto del profilo dice da dove sono partita e le origini non si dimenticano; oggi ascolto molto hip-hop e sono curiosa verso tutte le nuove tendenze. Condividere gli ascolti con gli altri è fondamentale: per questo ho fondato TomTomRock.

Di Marina Montesano

Mi piace la musica senza confini di genere e ha sempre fatto parte della mia vita. La foto del profilo dice da dove sono partita e le origini non si dimenticano; oggi ascolto molto hip-hop e sono curiosa verso tutte le nuove tendenze. Condividere gli ascolti con gli altri è fondamentale: per questo ho fondato TomTomRock.

2 pensiero su “A Genova con i Litfiba e 17 Re”
  1. Ho ascoltato da una vita i litfiba sin dai primi album e vengo dalla loro terra la cosa che mi ha dato fastidio ieri sera a Genova assorbirmi tra una canzone e l’altra pensieri politici da parte di Piero Pelu approfittando visto che aveva un microfono e lo gestiva come voleva lui senza dare la possibilità a nessuno di ribattere i suoi pensieri.Ho notato tanta gente che forse come me era infastidita ho pagato per ascoltare musica non per assorbirmi tiritere propagandiste di sinistra averlo saputo stavo a casa

    1. Ciao Luca, se ascolti da una vita i Litfiba dovresti sapere che i loro concerti sono così. Quindi perché spendere i soldi del biglietto? Inoltre, se le loro idee, che sono chiare anche su disco (Santiago, Tex…secondo te di cosa parlano?), ti infastidiscono perché li ascolti? Peraltro in un concerto è così: il cantante ha il microfono, e con quello canta, parla, mica sei a un dibattito e ti aspetti di rispondere. A me pare ovvio. Ribadisco: concerto bellissimo e band in forma perfetta.

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