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In attesa del doppio concerto di Bad Bunny a Milano, ecco cosa possiamo dirvi da Parigi, Plenitude Arena, 5 luglio 2026.

Ci sono tournée che diventano un fenomeno prima ancora del primo accordo, e il Debí Tirar Más Fotos World Tour di Bad Bunny è tra queste. Partito nel novembre 2025 e in chiusura proprio questo luglio, il sesto tour del portoricano attraversa America Latina, Europa, Asia e Oceania incassando qualcosa come un miliardo, saltando volutamente gli Stati Uniti: Benito Martínez Ocasio, apertamente contrario alla politica di Trump, non ha voluto esporre il proprio pubblico ai raid anti-immigrazione dell’ICE. Una scelta che dice già molto di che tipo di popstar sia quella che arriverà a Milano prossimamente, ma che abbiamo visto nell’ultima delle tre date francesi: una a Marsiglia e due nella  ex Paris La Défense Arena oggi Plenitude Arena, la più grande sala indoor d’Europa con la sua capienza di circa  40.000 persone.

Ad aprire i Chuwi, presenti nel disco in Weltita, che suonano mezz’ora di musica tradizionale portoricana con una bella risposta del pubblico che nel frattempo riempie l’immensa sala.

Due palchi

Il concerto è costruito come un’immersione totale nell’universo dell’album Debí Tirar Más Fotos. Due palchi si rispondono per tutta la sera: quello principale e, piantata al lato opposto della fossa, la ormai celebre Casita, riproduzione rosa di una casa tradizionale di Humacao — la cittadina dove è cresciuta parte della famiglia dell’artista resa celebre dall’esibizione al Super Bowl. Il che significa, per quanti hanno acquistato i posti nel pit, che potranno vedere da vicino solo una parte dell’azione.

Infatti, la struttura del concerto è in tre atti: si parte sul palco grande, si migra verso la Casita, si torna al punto di partenza. Circa trenta canzoni, oltre le due ore e mezza senza un tempo morto.

Si parte con La Mudanza

L’ingresso è “al cinema”. Un video mostra una proposta di matrimonio su un rooftop davanti alla Tour Eiffel, la parola magica pronunciata all’unisono — «3, 2, 1, Benito» — e lui compare dall’alto per attaccare La Mudanza, completo beige e occhiali da aviatore fumé, mentre nel pubblico si accendono le lucine delle finte macchine fotografiche di cartone distribuite all’ingresso. Da lì il ritmo salsa accelera e non si ferma: Callaíta, Pitorro de Coco, Weltita, Turista con i paesaggi dell’isola sullo schermo, poi ancora Baile Inolvidable e il trionfo con Nuevayol. Un inizio ineccepibile, con la band, forte di percussioni, fiati, chitarra acustica e contrabbasso, sul palco.

Discoteca alla Casita con Bad Bunny e J Balvin

La parte centrale, sul tetto e attorno alla Casita, è quella che trasforma l’arena in una discoteca gigante con i lanciafiamme che illuminano Bad Bunny sul tetto. Tra reggaeton, trap, plena, salsa e cumbia, gli amanti della musica latina hanno di che essere sazi. Velda, Titi Me Preguntó, Yo Perreo Sola, ma anche l’omaggio ad  Aznavour, con Bad Bunny che lo menziona e si toglie il cappello in suo onore, e quindi ovviamente Monaco con  i suoi violini campionati (da Hier Encore). Alla fine, annunciato già per ieri ma comparso solo oggi, sul tetto arriva anche J Balvin per alcuni pezzi Bad Bunny (Como un Bebé, La Canción) e un paio anche da solo, mentre la scena si sposta di nuovo sul primo palco.

Qui si vede l’orientamento differente del pubblico, che si percepisce anche in alcuni discorsi a fine concerto. La sala canta all’unisono tutti i pezzi, la partecipazione è impressionante e a tratti davvero più che a un concerto sembra di assistere a una festa con 40.000 persone. Ma c’è una larga parte dei presenti che apprezza il genere, dunque J Balvin incluso, e altri (come me) che hanno soprattutto amato il Bad Bunny di Debí Tirar Más Fotos e la sua spettacolare reinvenzione della musica latinoamericana tradizionale.

La terza parte che conclude il concerto e mette tutti d’accordo

Diciamo che la prima parte del concerto premia quelli come me, la seconda gli altri, forse maggioritari, la terza combina entrambi gli aspetti. Dalla Casita partono le note di Los Pleneros de la Cresta e della bellissima Café con Ron, e poi insieme a un gruppo di ballerini sul palco principale è la volta di Dákiti, El Apagón ed EoO, ma soprattutto di una bellissima DTMF. Fra il pubblico si alzano le bandiere dell’orgoglio latino-americano, e poi ci si avvia stremati alle uscite, con le macchine fotografiche gadget che emettono ancora i segnali luminosi. A ben guardare, la mia continua a farlo ancora stamattina.

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Mi piace la musica senza confini di genere e ha sempre fatto parte della mia vita. La foto del profilo dice da dove sono partita e le origini non si dimenticano; oggi ascolto molto hip-hop e sono curiosa verso tutte le nuove tendenze. Condividere gli ascolti con gli altri è fondamentale: per questo ho fondato TomTomRock.

Di Marina Montesano

Mi piace la musica senza confini di genere e ha sempre fatto parte della mia vita. La foto del profilo dice da dove sono partita e le origini non si dimenticano; oggi ascolto molto hip-hop e sono curiosa verso tutte le nuove tendenze. Condividere gli ascolti con gli altri è fondamentale: per questo ho fondato TomTomRock.

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