Blur

8 luglio: la prima di due serate sold-out per i Blur al Wembley Stadium.

Alla fine della serata, un concerto a Wembley dinanzi a 90mila spettatori sembra la cosa più naturale per i Blur del 2023. Damon Albarn, Graham Coxon, Alex James, Dave Rowntree avevano già suonato in occasioni speciali e spettacolari: un concerto a Glastonbury nel 2009 e la chiusura delle Olimpiadi di Londra a Hyde Park nel 2012 non sono cosa da poco. Però il Wembley Stadium ha un fascino particolare; anche se lo stadio è risorto nel 2007 dopo che il vecchio era stato demolito nel 2003, su quel terreno sono passate tante vicende sportive e musicali, come ricorda a un certo punto Albarn, definendolo “un tempio per gli agnostici” e rendendo omaggio alla mitica performance di Freddie Mercury al Live Aid. Dei quattro è l’unico a comunicare con il pubblico ed è anche quello visibilmente più emozionato: “Ovviamente abbiamo aspettato questo momento per tutta la vita”, ha detto poco dopo l’inizio, e verso la fine ha aggiunto “Non pensavo che sarebbe stato così”.

Nuove canzoni e sorprese

Nel mezzo, abbiamo avuto una scaletta che suona come un greatest hits, ma con diverse sorprese e con uno sguardo, fortunatamente, sul futuro del quartetto: ad aprire c’è, come in tutti i concerti di questo tour di lancio per The Ballad of Darren (in uscita il 21 luglio), la nuova St. Charles Square, che fa l’occhiolino a It’s No Game di David Bowie, e negli encores il primo singolo The Narcissist, che suona già come un classico della band. Fra le sorprese, ci sono Under the Westway e la strumentale Lot 105, durante la quale la folla è invitata a scandire “Wembley” insieme ai Blur. Country House, non sempre presente nelle setlist recenti, non è perfetta nell’esecuzione, ma è comunque divertente, cantata in coro dal pubblico e con un Damon Albarn che esce da una casetta portata sul palco con un cappello da caccia. Dalla casetta spunta subito dopo Phil Daniels, che ricordiamo come il mod protagonista di Quadrophenia, per il parlato di Parklife.

La setlist dei Blur al Wembley Stadium

Per il resto la scaletta prevede i brani più pop alternati ad altri più cacofonici (il riverbero ‘naturale’ dell’arena e l’alto volume fanno il resto), come Oily Water da Modern Life Is Rubbish. Diciamo che a Wembley i Blur non rinunciano comunque a essere sé stessi: niente coriandoli, fuochi d’artificio, rampe, palchi supplementari o escamotage hi-tech. I quattro sono raccolti su un palco relativamente piccolo, ma che in uno stadio così grande sembra piccolissimo.

Blur Wembley

Ci sono schermi ai lati e dietro (con il live streaming filtrato in modo da rendere vintage ‘90s le immagini di questi quattro “old men”, come Albarn li/si definisce), e un paio di globi a specchio giganti che riflettono le luci. Le canzoni sono lo spettacolo e la scommessa è vinta perché il pubblico continua a cantarle fuori mentre aspetta di entrare nella metropolitana (“soooooo many people”).

Il finale e gli encores

Finale bellissimo con la travolgente Song 2 e la ballata -con telefonini modalità torcia accesi- This Is the Low, che è una scelta molto Damon Albarn: chiudere una serata così trionfale con una canzone tanto triste e altrettanto attuale: “And into the sea / Goes pretty England and me”.

Per gli encores Albarn indossa la tuta Fila degli anni ’90 che il marchio ha accettato di rifargli e intona Tender insieme al London Community Gospel Choir, una bella botta di energia in più, e davvero in chiusura arriva The Universal: “Yes, it really, really, really could happen” sembra un ottimo commento a una serata incredibile, con i quattro abbracciati a salutare e un Damon Albarn praticamente in lacrime.

Blur Wembley Stadium

PS Nell’attesa dei Blur, Jockstrap, Sleaford Mods e Self Esteem hanno fatto un ottimo lavoro per rendere perfetta la serata al Wembley Stadium

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Amici dall'adolescenza, legati dalla passione per David Bowie e, più in generale, per la musica. Adesso la condividiamo anche su TomTomRock.

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