Dreamworld – The Greatest Hits Live: i Pet Shop Boys a Lucca, Piazza Napoleone, 20 luglio 2025.
Negli anni, il Lucca Summer Festival ha ospitato alcuni dei nomi più celebri della scena pop, rock e dintorni, e gli stessi Pet Shop Boys l’avevano visitato nel 2017: ma oggi è tempo di Dreamworld – The Greatest Hits Live, tour speciale con il quale Neil Tennant e Chris Lowe celebrano quarant’anni di carriera per un pubblico e con un pubblico che in larga parte c’era già quando hanno iniziato. Non è un concerto per vecchi, però, nonostante c’è chi insiste a voler restare seduto: si ballerà.
La band sul palco con i Pet Shop Boys
Alle 21.30, in un caldo umido che mette alla prova, i due Pet Shop Boys planano sul palco con mise e piglio robotici. Il set iniziale ha qualcosa dei Kraftwerk: Neil Tennant e Chris Lowe si stagliano su sfondi monocromi che rinviano a un’estetica minimalista retrò. Così passano Suburbia e la splendida Can You Forgive Her? Con Opportunities (Let’s Make Lots of Money), tutto cambia: si alza un sipario dietro il quale troviamo la band composta da Afrika Green, voci e percussioni, Simon Tellier, percussioni, tastiere, voce, e Clare Uchima, cantante e strumentista di origini giapponesi, già al lavoro con Dua Lipa, Kae Tempest, Royal Blood e altri. Sul palco del Lucca Summer Festival, Uchima duetterà con Neil Tennant in una piacevolissima rivisitazione di What Have I Done To Deserve This?, hit portata al successo dai Pet Shop Boys nel 1987 insieme a Dusty Springfield.
Inizia la festa
La comparsa della band cambia sia il suono, sia l’estetica del concerto, che improvvisamente si trasforma in un party. Da riluttanti popstar, i Pet Shop Boys hanno affidato la messa in scena dei loro spettacoli a nomi di spicco. Si pensa agli scenografi teatrali Es Devlin e Ian McNeil e alll’architetta Zaha Hadid che con il loro linguaggi astratti, modernisti e monumentali allo stesso tempo sono sempre riusciti a dare una fisicità ai brani in scaletta. In questo ‘greatest hits tour’ sono pochi però i materiali di scena che lasciano più spazio a proiezioni geometriche quasi ipnotiche miscelate a montaggi caledoiscopici dei loro video clip più celebri. Eppure mai si ha la sensazione che questi siano lì a supplire una scarsa presenza scenica del duo, ma che siano quasi un terzo membro del gruppo.
Ai Pet Shop Boys non mancano i singoli di successo
Arriva subito il medley piacione e francamente irresistibile di Where the Streets Have No Name (I Can’t Take My Eyes Off You), e poi Rent, a ricordarci quanto Neil Tennant sia autore sopraffino di testi mai banali. You Were Always on My Mind (cover di Gwen McCrae) è molto applaudita, Domino Dancing fantastica, uno dei picchi della serata, e Paninaro in Italia non può proprio mancare, con il suo carico di surrealismo.
Le canzoni pescano soprattutto nel repertorio degli 80s fino ai primi 90s, ma c’è spazio anche per qualche sorpresa. Sono relativamente pochi i brani più recenti in scaletta, ma scelti bene. Come l’adorabile The Pop Kids, un inno all’amore per la musica che lega Neil Tennant e Chris Lowe dalla giovinezza, e A New Bohemia dall’ultimo album, una melanconica ballata sull’irriducibilità della voglia di vivere nonostante il senso del tempo che passa.
Neil Tennant e Chris Lowe: never boring
Tempo che passa bene, va detto, per i due: Chris Lowe in tenuta b boy e viso immobile, tranne un sorriso dinanzi agli applausi scroscianti. Neil Tennant , a 71 anni, è un caso raro di longevità senza manierismo. Non forza la scena: pochi gesti, qualche sorriso, e la capacità di dominare il palco con la sola presenza e una voce che non ha perso lo smalto della gioventù, al pari delle sue canzoni.
In conclusione arrivano ovviamente It’s a Sin e West End Girls, continua a mancare Go West che in questo tour non viene eseguita, e si finisce con Being Boring, canzone che stabilisce un parallelismo tra la gioventù gay emancipata degli anni Settanta/Ottanta e il movimento delle flapper (giovani donne che rompevano con i modelli femminili tradizionali) degli anni Venti, ma che in chiusura suona come sigillo per la spettacolare avventura dei Pet Shop Boys nella storia del pop, che è poi anche un po’ la nostra.








