I The The del geniale Matt Johnson in tour per Ensoulment: il 26 giugno passano al Bataclan.
Due giorni per riprendersi dopo il concerto dei Wilco e poi giovedì 26 giugno siamo pronti per vedere i The The del geniale Matt Johnson; anche qui il teatro che ospita il concerto è piccolo con il pubblico vicinissimo al palco, condizione ideale per vivere la ipnotica musica del gruppo del musicista londinese e siamo al Bataclan, luogo particolare per le note ragioni che Johnson ricorderà con poche ma delicate parole a metà del concerto; anche qui si vede che i musicisti sono felici dell’atmosfera calda e coinvolgente, con il teatro pieno di un pubblico attento, competente e innamorato della musica dei The The, cosa che porterà più volte Johnson a esclamare “what a fantastic audience!”.
Vedere i The The dal vivo è un piccolo evento, per un artista che con la dimensione live ha sempre avuto un rapporto molto saltuario e soprattutto in considerazione del fatto che dal 2000 aveva completamente interrotto l’attività sia in studio che dal vivo, tornando poi a suonare live solo nel 2018 con il celebrato tour del Comeback Special (immortalato poi in uno splendido disco del 2021), per poi ripartire con due nuovi tour nel 2024 e quest’anno dopo la pubblicazione dell’ultimo strepitoso Ensoulment del 2024.
La band e l’avvio
In questa ultima incarnazione dei suoi The The, il londinese Matt Johnson si fa accompagnare dai fidati James Eller al basso e DC Collard alle tastiere e armonica, da Barrie Cadogan alla chitarra e dallo strepitoso Earl Harvin, alla batteria.
Il concerto si apre puntuale alle 21 (dopo un dimenticabilissimo artista di supporto di cui non ricordiamo nemmeno il nome), con la cupa e tesa Cognitive Dissident, pezzo che apriva anche l’ultimo disco, dal quale il nostro pescherà parecchi pezzi, che nella loro dimensione live e mischiati con i vecchi classici con i quali si fondono a meraviglia ci faranno ancora di più capire che razza di piccolo capolavoro abbia pubblicato appena l’anno scorso.
Il pubblico anche qui è attento, partecipe, caldo, entusiasta e particolarmente competente, carica il gruppo che si scatena sciorinando il proprio repertorio fatto di musica contagiosa, ritmi tribali, squarci melodici da far drizzare i capelli, visoni apocalittiche e grandi speranze.

Si passa così da una Sweet Bird of Truth, che ti sbatacchia nelle viscere a una Heartland da cantare a squarciagola e poi ancora, la nuova e clamorosamente incantevole Where do we go when we die?, il delirio rumoristico di Icing Up, canzone del 1983 ma pare scritta ieri, la sinuosamente dondolante Risin’ above the need (dall’ultimo album, ci rendiamo conto che razza di pezzo meraviglioso è?).
I classici dei The The eseguiti in concerto
E poi i classici degli anni 80 e 90 che fanno cantare e ballare il pubblico, la irresistibile This Is the Day, la micidiale Dogs of Lust, la sognante Lonely Planet e soprattutto quell’eterno capolavoro di Uncertain Smile (per noi uno dei pezzi pop definitivi), impreziosita da uno splendido assolo di piano finale di DC Collard.
La band suona meravigliosamente e su tutti spicca la batteria micidiale e dinamica dei Earl Harvin, che, ben coadiuvato dal basso preciso e profondo di James Eller, enfatizza la natura prettamente percussiva di molti dei pezzi dei The The, come nella trascinante Giant che fa saltare tutta la sala e chiude dopo quasi due ore un concerto strepitoso.
La gente alla fine si guarda, sudata (la sala piccola è bellissima ma dentro fa un caldo micidiale) con gli occhi spalancati dalla gioia e dallo stupore di aver assistito a un concerto raro e prezioso, da portarsi nel cuore per tutta la vita.
