RadiciMusic e il nuovo cantautorato italiano
Intorno alla label aretina RadiciMusic si è ormai consolidato un bel gruppo di musicisti, perlopiù fiorentini, che con sincerità e passione stanno reinverdendo le glorie del cantautorato italiano dei tempi d’oro. Certo, purtroppo non godono del successo e dei numeri che furono dei vari De André, De Gregori, Guccini; del resto, anche i tempi e i modi di fruire la musica sono cambiati, e una musica che richiede un ascolto non superficiale e una particolare attenzione ai testi a volte fa fatica a farsi notare. Ma chi vorrà accostarsi alle loro musiche potrà scoprire autori di tutto rispetto, le cui canzoni sono meritevoli della nostra attenzione: mi riferisco a nomi come Tommaso Talarico, Silvia Conti, Matteo Nativo, Femina Ridens e, ovviamente, anche a Marco Cantini, giunto con Fermi Così al suo quinto album.
Un concept sulle relazioni: il personale e il politico
Nel bel libretto che accompagna il disco, oltre ai testi ci sono le foto scattate durante le registrazioni. Lo stesso autore dice che «trattasi di un disco sulle relazioni interpersonali, immortalate nel presente, proiettate sull’incerto futuro»: ne viene fuori un concept da ascoltare come un flusso continuo di riflessione, quella di chi, giunto alla soglia dei cinquant’anni, è inevitabilmente portato a ripensare se stesso. Grande merito di Cantini è la capacità di legare il personale e il politico, come si sarebbe detto una volta, con la consapevolezza che «la classe a cui appartengo decide come vedo il mondo». Se sono inevitabili gli elementi autobiografici presenti nei testi, questi divengono momenti di una coscienza collettiva comune, almeno per chi ha condiviso la voglia di lottare e di combattere per un mondo migliore. Perché Marco Cantini sa da che parte stare: da quella dei perdenti, degli ultimi «in questa orribile razza di primi». E nelle sue parole si sente il dolore per un mondo dominato dall’arroganza sterile dei vincenti.
Un disco di umanità in una società nevrotica
Cantini non urla, non lancia slogan; al contrario, ci invita alla riflessione e alla condivisione delle emozioni e dei sentimenti. Perché in una società nevrotica, illusoria, schiava della tecnologia, in cui «squadristi in costume torneranno a marciare», un disco così ricco di umanità aiuta a vivere quest’oggi così diverso da «come immaginavamo».
Gli arrangiamenti acustici e il quartetto Euphoria
Ma Fermi Così non risulterebbe tanto riuscito se, oltre all’abilità nel costruire testi non banali e ricchi di riferimenti anche alla storia del nostro paese, la capacità melodica non fosse accompagnata dagli splendidi arrangiamenti acustici. In questi, un ruolo fondamentale nel creare le giuste atmosfere e suggestioni è svolto dal quartetto d’archi Euphoria, insieme agli altri musicisti, storici collaboratori di Cantini: Gianfilippo Boni, anche produttore, Riccardo Galardini, Lele Fontana, Lorenzo Forti, Fabrizio Morganti. Mi viene in mente solo una parola per definire gli arrangiamenti: sobrietà, la stessa qualità che si riscontra nelle canzoni scritte e cantate da Marco Cantini.
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