Altin Gün – GaripGlitterbeat

In Garip gli Altin Gün omaggiano una figura chiave della musica turca.

Nel chiudere la recensione del precedente disco degli Altin Gün riportavo la dichiarazione del frontman Erdinç Eçevit di sentirsi innanzitutto un cantautore. La frase mi è tornata in mente ascoltando il sesto album della band olandese-turca (e il primo senza la cantante Merve Deşdemir). Garip è infatti interamente ispirato alle canzoni di Neşet Ertaş che potremmo definire, con qualche approssimazione, cantautore.

Chi era Neşet Ertaş

Egli apparteneva a una minoranza emarginata, quella degli Abdal, la cui attività principale era quella di esibirsi ai matrimoni. In realtà Ertaş, da noi sconosciuto, ma popolarissimo in patria, si distacca da questa tradizione per creare composizioni personali e moderne dai testi profondamente poetici, canzoni che parlano di amore, soprattutto quello che fa soffrire, di desideri che rimangono irrealizzati, di solitudine. D’altronde,  “la musica tradizionale è il blues del popolo turco”, come ha detto proprio Eçevit, che ricorda di avere ascoltato questa musica in gioventù.

Nato nel 1938, (e scomparso nel 2011), Ertaş arriva al successo solo negli anni ‘70 dopo un lungo peregrinare fra la Turchia e le comunità di emigrati in Europa. Un’esperienza fatta di solitudine, fatica e continui traferimenti che risuonano nei suoi testi e che ne hanno fatto  un testimone delle tensioni vissute dai suoi conterranei. Garip significa “straniero” e può riferirsi sia all’appartenenza di Neşet Ertaş a una minoranza emarginata sia alla condizione di chi vive l’esperienza della diaspora, la stessa di alcuni dei musicisti della band nati in Olanda, ma figli di genitori turchi lì emigrati e che con la terra di origine hanno mantenuto un forte rapporto, sancito dalla passione per le sue meravigliose e varie tradizioni musicali.

Elementi di novità e continuità in Garip

Dal punto di vista musicale Garip evolve verso arrangiamenti molto curati e complessi, tuttavia il suono scorre via in modo naturale e avvolgente avvalendosi anche degli archi della Stockholm Studio Orchestra. Forse di presa meno immediata rispetto a lavori come Geçe, il disco cresce di ascolto in ascolto rivelando sia l’indole psichedelica e funk-rock sia un lato più intimo e  cantautorale esaltato dal canto di Erdinç Eçevit che si tinge di misurati toni languidi e nostalgici. Tutto questo senza abbandonare l’attitudine funk, come nel sensuale strumentale Benim Yarim o nell’affascinante blues rock in salsa mediorientale di Niğde Bağlari, e quella rock versione anatolica come nella travolgente Neredesin Sen che ci fa apprezzare l’eccezionale lavoro della sezione ritmica e i meravigliosi arabeschi del saz. Per non parlare degli scenari lisergici disegnati da una rilassata e suadente steel guitar in Gel Kaçma GeGel.

In altri momenti le atmosfere si fanno meno elettriche e più intime a partire dalla splendida Gönul Daği, il brano più legato alla tradizione, dove gli archi accentuano il pathos drammatico al pari del canto sofferto di Eçevit e di un ritmo lentamente cadenzato. La malinconia caratterizza altri brani, ma quello in cui raggiunge la sua versione più melodrammatica è Suçum Nedir: qui la presenza degli archi crea un’atmosfera di mistero che nel finale il sax di Janfie Van Strien conduce verso un immaginario cinematografico. Chiude il disco Bir Nazar Eyeldim, il canto di Eçevit è dolente in quest’altra storia di amore impossibile (“Ho portato sfortuna alla tua bellezza / Mia amata il tuo pianto mi ha divorato il cuore”), il cui arrangiamento, basato principalmente sui synth, è qualcosa di inedito e certifica Garip come l’album più eclettico degli Altin Gün che qui vanno sperimentando possibili nuove strade future.

Per intanto godiamoci questa riprova delle capacità di una delle band più originali e fantasiose della scena contemporanea oltre che composta da un gruppo di musicisti eccellenti e il cui affiatamento ha raggiunto livelli altissimi, come testimoniano le loro esibizioni dal vivo.

Altin Gün – Garip
8,5 Voto Redattore
0 Voto Utenti (0 voti)
Cosa ne dice la gente... Dai il tuo voto all'album!
Sort by:

Be the first to leave a review.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Show more
{{ pageNumber+1 }}
Dai il tuo voto all'album!

 

 

print

Nato nel 54 a Palermo, dal 73 vive a Pisa. Ha scritto di musica e libri per la rivista online Distorsioni, dedicandosi particolarmente alla world music, dopo aver lavorato nel cinema d’essai all’Atelier di Firenze adesso insegna lettere nella scuola media.

Di Ignazio Gulotta

Nato nel 54 a Palermo, dal 73 vive a Pisa. Ha scritto di musica e libri per la rivista online Distorsioni, dedicandosi particolarmente alla world music, dopo aver lavorato nel cinema d’essai all’Atelier di Firenze adesso insegna lettere nella scuola media.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.