Un progetto di Vittore Baroni: Sea Songs. Music For Hotels Vol. 3.
Non c’è il due senza il trend e il trend musicalberghiero, sapiente crasi tra la professione e la passione di Vittore Baroni nuovamente Deus ex machina del progetto, si concretizza, appunto, per la terza estate consecutiva con la release di Sea Songs. Music For Hotels Vol. 3, titolo wyattiano, che in questa occasione si sdoppia in ben due cd ricchi di chicche prelibate per le vostre vacanze musicali definitive (pare che questo sia l’ultimo capitolo dell’iniziativa). Tali chicche sono ispirate alla storia dell’Hotel Acapulco di Forte dei Marmi, gestito da Vittore et familia, ad omaggiare la marea di ospiti divergentissima che ha avuto nel corso degli anni.
31 canzoni in due dischi
La salsedine e l’ondeggio aurale permeano la maggior parte di queste canzoni e, siccome di titoli ce n’è una pletora, ben 31 songs, bando alle ciance, e via direttamente con Lunadimare, come si diceva nei dischi nei jukebox, eseguita dal complesso Marsicoditrapani, con quella vecchia lenza di Maurizio Marsico impegnato a regalarci una perfetta popsong che piacerebbe ai Pronipoti; Giuseppe Giannecchini e Ugo Cappadonia invece regalano una Onda che rimanda ad una wave (pleonastico) ancora nuova di trinca, le Wide Hips 69 ci portano in un protogarage con Hot Sand, cover degli Shocking Blue, tutti a ballare con una Ann-Margret scalmanata, Michela Lombardi e Andrea Garibaldi ammantano di grazia delicata e sapiente la nota La Mer di Charles Trenet, David Greenberger e Taylor Rogers con Toes At Sunset rinnovano la stagione dello spoken con una poetica nenia facendo tirare un attimo di sospiro prima degli Spectral Unit, ossia Adi Newton (Clock DVA e miriadi di altre incarnazioni) ed Enrico Marani che ci calano con tutte le braghe in una atmosfera synthfield propria della loro vocazione abbassando di netto la canicola in quanto ci ritroviamo su un vascello fantasma.
Mirco Magnani con Poem By The Sea regala elegante suggestione marittima di musica a venire, mentre la Interconnection dei Polemica starebbe benissimo nel catalogo Factory, gli Elenband coverizzano la Boat di Ed Sheeran con soavità bucolica, Ricky Rialto esegue Sea Of Heartbreak, altra cover, dimostrando che Elvis non è morto anzi ha solo cambiato nome. Adriano Zanni con Bassa Stagione si addentra ancora nel territorio field music con raffinate incursioni naturali nei meandri dei suoi sampling, gli Xadye, dai trascorsi industrial noise ci spiaggiano e spiazzano invece ginopaoliamente con Sogna, Elia Ulian prende in prestito l’evento del naufragio di Percy B. Shelley per sonorizzarlo in In Memoriam Percy S., un bel pezzo di avanguardia post qualsiasi cosa.
Il Teatro Satanico omaggia invece H.P. Lovecraft musicandone Oceanus, suo poema, e qui si astengano i deboli e i paurosi perché Cthulhu può uscir anche dagli ampli.
Gianluca Becuzzi torna sul naufragio di Shelley (sarà anche perché il suo corpo riemerse a Viareggio?) con The Shipwreck Of P.B. Shelley, una discesa negli abissi dove il silenzio lascia il posto ad un noise spiralideo con l’inquietudine ad avvolgerti senza speranza, che poi è quello che a me suscita l’estate… Chiude il primo cd la cover di Ocean di Lou Reed a cura degli Staindubatta che ne fanno proprie intenzioni e seduzioni e la restituiscono con rispetto e dignità al ruolo di classico sempiterno.
Prendo fiato.
Il secondo CD del progetto
Il secondo cd parte con quei due energumeni di Manitù Rossi e Fabrizio Tavernelli che, insieme a Gabriella Marconi e sotto la storica egida de Le Forbici di Manitù coverizzano con patafisica deferenza la Sea Song di Robert Wyatt come solo loro potevano fare, brividi ristoratori per una canzone giustamente immortale, rispettata e personalizzata. Dome La Muerte senza Not Moving ma come E.X.P. con Pipeline, altra cover, ci porta in un True West comprensivo di polvere da sparo e di deserto, gran strumentale eseguito con sentito affetto. Stefano Saletti (qualcuno ricorda i bravi Novalia?) & SALE rifanno Summer On A Solitary Beach di Battiato etnicizzandola, Franco ne sarebbe stato contento assai, Saletti è un tesoro nazionale.
Ignazio Lago invece, visto che il celebre duo che la rese nota era stato ospite all’Acapulco Hotel della famiglia Baroni, prende A Me Mi Piace Il Mare di Cochi & Renato e la rende estremamente surreale affidando a Alessandra Tonizzo che qui diventa Renata Pozza la parte recitata con uno straniante effetto, Gabriele Bertolucci, altro talento del giro toscano ben presente nella presente opera, ci regala una Sirena densa di amniotici ricordi e sapienti dissertazioni musicali che a qualcun potrebbero ricordare i Durutti Column. Brunilde Galeotti invece ripesca (dato il mood generale, ci sta) una sua incisione di Song To The Siren di Tim Buckley ispirata e devozionale, eseguita in toto da lei stessa con essenzialità spirituale, Luciano Federighi, sempre per restare in zona Buckley, che ne fece una cover in Sefronia, rende assolutamente sua la The Dolphins di Fred Neil calandola in territori del Delta e violandone la metrica senza perdere un minimo dell’originale bellezza.
Tommaso Leddi & Carlo De Martini mi riportano in zona Derby Club con Pesciolin di cui ricordo una versione di Enzo Jannacci e se non ho malcompreso la registrazione risale al 1973, poi da lì partì l’avventura Stormy Six… Steve Piccolo con i Garden Of Love porta con la sua Jellyfish tracce di jazz e di no wave e non poteva essere altrimenti e Simone Balestrazzi crea invece con Blue Outremer una texture elettronica quasi materica al tatto. Per l’occasione ecco ricicciar fuori gli Spirocheta Pergoli, qui pure Redux, di quell’immarcescibile guascone di Massimo Giacon in compagnia con Alberto Mineo, che ripropongono la loro Silver Surfin’ del 1995 dopo averla completata e remixata 31 anni dopo, un tuffo nel futuro e un omaggio a Norrin Radd.
Per vicinanza geografica con quel fenomeno che fu il Great Complotto di Pordenone ecco, di fila, prima xoX, già Miss xoX, che con Mare Mare di Luca Carboni destabilizza e disorienta come da sempre fa e Teho Teardo che sospende, per un omaggio a patron di casa, le sue innumerevoli attività (ma come fa, ah già “Teho c’è” ho letto in autostrada) e che, con il titolo Vittore Baroni Balla Sotto Acqua, rende nuovamente noto che la sua classe non è acqua anche se qui l’acqua la usa come strumento.
Torna nuovamente Maurizio Marsico con la sua storica Monofonic Orchestra e con il titolo dell’anno, Una Marinara Al 12 (Roger’s Psychedelic Pizza On The Waterfront), collage, cut up o chiamatelo come volete, dadaista e memore di passate rivoluzioni n. 9 e loro epigoni, una ulteriore conferma di genio e sregolatezza quantomai necessario. Chiude il lotto Grey T.Noise, che leggo esser virtuoso dell’AI music, che qui performa Beachcomber Days su testi del Baroni medesimo, chiudendo con una possibile hit sublime, catchy ed evocativa di passati irripetibili e di futuri chissà, a suggello di questa messa acquatica.
Istruzione per procurarsi Sea Songs. Music For Hotels Vol. 3
Termino con un plauso alla grafica di Reg Mastice davvero accattivante (si veda il ricco libretto allegato) and a little commercial break: Il costo del libretto + 2 CD “Sea Songs. Music For Hotels Vol. 3” è di Euro 18,00 (+ Euro 5,00 per spese postali tracciabili in Italia). Il pagamento va effettuato in anticipo tramite PayPal a vittorebaroni@alice.it oppure con vaglia postale da inviare a: Vittore Baroni, Via C. Battisti 339, 55049 Viareggio, Lu. Pezzo da collezione sotto tutti gli aspetti.
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