Honora è il labour of love trombettistico di Flea.
Build a bridge, shine a light (Civil War, Civil War)/ Make something beautiful (peace and love) – A Plea
Se pensate che Flea, più conosciuto come bassista dei Red Hot Chili Peppers, non sappia niente di jazz siete sulla strada sbagliata. Avete presente i sogni che ognuno di noi coltiva da piccoli? C’è chi riesce a realizzarli e c’è chi si rassegna al proprio destino. Flea no. Uno dei suoi sogni di sempre è stato suonare la tromba come Dizzy Gillespie.
Nel film Let’s Get Lost, affascinante documento cinematografico sulla figura di Chet Baker (1988), una delle prime scene mostra Flea con alcuni amici sulla spiaggia di Santa Monica, Los Angeles che racconta della sua passione per la tromba e del suo incontro tenero con Dizzy Gillespie dopo essersi intrufolato dietro le quinte di un concerto. Ci sentiamo di dire che Honora è forse la realizzazione di quel sogno. Dopo una vita spesa per i RHCP, Flea si è deciso. Ha riunito una band di professionisti jazz, si è messo ad esercitarsi seriamente per due anni sulla tromba e ha lasciato scorrere con le note la sua consapevolezza di artista libero.
Lo spirito di Flea – Honora
Già l’intro con i 61 secondi di Golden Wingship ci introduce in un mondo che è solo il suo. Non un disco jazz inteso in senso stretto, ma una sorta di viaggio allucinogeno fatto di materia viva e sensazioni non scontate. Si parte con A Plea, manifesto politico e finestra sul mondo e le sue brutture a cominciare dall’America, specchio desolante dei tempi recenti. “Tutto ciò che non è amore è vigliaccheria / Vuoi essere coraggioso, vuoi essere un duro? / Pace e amore sono la cosa più difficile e tosta a cui tu possa ambire”. La musica fa il resto, lasciata libera come il magma sonoro di Sun Ra o l’accompagnamento dietro le frasi di Gil Scott-Heron.
Validi musicisti di supporto e collaborazioni prestigiose
Poi ci sono le collaborazioni approntate per l’occasione, come quelle con Thom Yorke che canta in Traffic Lights (in realtà i due si sono frequentati in tempi non sospetti nel progetto Atoms for Peace) e con Nick Cave che dona la sua voce ad una versione scarna di Witchita Lineman, celebre canzone scritta da Jimmy Webb ma che Flea adora nella versione dei Meters.
Pur non essendo un virtuoso, Flea dà libera espressione al suono della tromba, come una voce recuperata dalla sua interiorità. Nei dieci intensi minuti di Frailed, sospesi tra ritmiche funky e jazz, il concetto di libertà espressiva trova pieno compimento. Molto del merito va ai musicisti di supporto fra cui è doveroso citare Rickey Washington (padre di Kamasi), Anna Butterss al contrabbasso, Jeff Parker alla chitarra insieme al produttore Josh Johson al sassofono. Flea accetta la sfida e se la cava abbastanza bene anche nella sincopata Morning Cry in un duello sonoro con la chitarra di Parker. Altrove troviamo l’easy listening di Thinkin About You fino al finale corale di Free As I Want to Be, canzone manifesto della sua personalità.
Un’immagine emblematica
Ultima menzione per la bellissima copertina che ritrae la suocera del musicista, Shahin Badiyan, la cui famiglia è stata costretta a lasciare l’Iran dopo la Rivoluzione Islamica. Shanin ha sulle spalle una colomba domestica, una foto emblematica del periodo che stiamo vivendo che si innalza come una preghiera di pace.
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