Dopo un EP che prometteva bene, ecco la conferma: Franco Baggiani, Arlo Bigazzi, Marzio Del Testa –Togetherness.
Nel dicembre del 2024 già accennai, a chiosa di una recensione (Backup Before Destroying the Society), a un EP, See You Down The Street, realizzato da questo trio di Magellani del suono (Franco Baggiani, Arlo Bigazzi, Marzio Del Testa); e alfine ecco arrivare Togetherness, un lavoro di lunga durata, atto alla circumnavigazione dei nostri organi interni e pure quelli esterni: un’esperienza di viaggio senza il bisogno di esporre figaggine poligenere per convincerci a partecipare, anche se i tre fighi lo sono eccome: lo si evince già dalla bella copertina di Monica Zeoli, che crea una notissima (nel senso delle 7 conosciute) trinità.
Musica che spazia fra i continenti
Togetherness è un albero con radici che si propagano: dall’Asia Minore al feudalesimo nipponico, dai vagiti fiatistici già rochi del genio di Alton (dai che sapete di chi parlo…), alle perturbanze dada di Tristan Tzara, alle tablas degli ultimi nelle gerarchie di un’India post coloniale; e potrei andare avanti per altre trenta righe, tanto quanto tra questi solchi ci si possano trovare infiniti anfratti immaginifici, a volte anche della durata infinitesimale di pochissime suggestioni appena accennate, ma atte a risvegliare madeleine sonore in chi ha interiorizzato ascolti spesso divergenti.
Che il lavoro sia permeato di una professionalità che ben si sposa a una giocosità, che nella musica colta talvolta latita, lo dimostrano anche i titoli dei brani, che son tutti rigorosamente strumentali; l’inizio viene affidato a Una Storia da Raccontare, tappeto ritmico che ci porta verso lidi con gli occhi a mandorla, in contrasto con le corde che ci tengono sospesi come benevoli marionette a danzar su una tromba che sa di mondi possibili, qualsiasi volume essi siano. Dove abbonda la malva, riesce ad unire una dronica dissonanza con una disciplina percussiva, dove il fiato si fa ospite gradito davanti a una tazza di lenitiva salubrità contro i mali del secolo.
Franco (e Riccardo) Baggiani, Arlo Bigazzi, Marzio Del Testa e le canzoni di Togetherness
Steve Villanucci è il nome dietro il quale si cela il fratello di Franco Baggiani, Riccardo, e la storia di questo nick è da cercare per farsi un sorriso impudico, mentre il brano par portare in direzioni sinistre, finanche dove l’aggettivo sia oggi di desueta significanza politica e, quantomai, invece enfatizzato su scala globale: se questi son gli inferi rosso illuminati, mi ci calo volentieri.
Rumble in the Jungle par quasi omaggiare l’exotica, potrei sentirla in un cartoon in bianco e nero con il clown Koko che si nasconde tra i palmizi. See You Down the Street è il primo dei tre brani dell’omonimo EP qui ripresi, seppur in forma adeguata al tessuto dell’intera opera, e confermo l’impressione che già mi suscitò: ossia fugaci visioni di alberi brillanti piantati a Köln. Il meccanico non mi ha reso la macchina è un serissimo divertissement, dove la tromba esprime il suo rammarico agli amici musici che lo supportano nel disagio; la già nota Tunnel per l’Antartide ci cala in uno spazio siderale sottozero, dove l’aurora astrale disegna metafore che guardano ai paesi caldi.
Elimina la Playlist, il cui titolo è evidentemente frutto di gioco creatosi tra i tre, cerca pienezza nella rarefazione: par di essere in un night club a Tangeri, dove si affacciano Bowles e Burroughs in cerca di emozioni dai forti afrori. Hai Mai Visto Pinguini Passeggiare Per Pontassieve, ultimo dei tre brani del succitato EP, traccia un percorso che va dall’Etruria ai mari freddi, adeguatamente equipaggiati. Il finale, assegnato a Lascia Così Che Si Capisce, prende Mameli e lo rende be bop; la ritmica sostenuta di Del Testa, tra furor jazz e timide assenze, e le diavolerie soniche spaziotemporali prodotte dal basso e affini (nel disco c’è anche il theremin…) di un Bigazzi sartoriale lasciano all’ascoltatore quel retrogusto che solo i più fini sommelier riescono a farti percepire, anche se hai un palato asfaltato.
A chiosa, aggiungo che l’intero lavoro vede la preziosa presenza, in veste di alchimista dei suoni oscillati e di missaggio, di Michele Di Martino; e consiglio, per chi ne vuol far tesoro, di ascoltare anche il solo di Franco Baggiani, SMiles, ispirato al genio di Alton (ecco, ho spoilerato quanto sopra scritto). Disco ineludibile, sic scripsi, al quale assegno voto felliniano.
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