È uscito Boxing The Compass: chi si ricorda di Nick Heyward e dei suoi Haircut One Hundred?
A conti fatti, dall’unico album degli Haircut One Hundred con Nick Heyward, il primo, quel Pelican West, ci balliamo sopra (e ci ballavamo, e ci si balla ancora) da 42 anni; poi un secondo disco, senza il leader, passato pressoché sotto silenzio, e poi, per la band, il silenzio definitivo.
Non così per Heyward, che ha inanellato una serie di album solisti tra cui, degnissimo di nota, il primo, North of a Miracle, seguito da operine trascurabili e qualche guizzo in periodo britpop, poi silenzio anche da lui…
Il singolo The Unloving Plum
Insomma, a me la notizia che si erano ricostituiti, seppur in formazione ridotta, quattro componenti storici, aveva fatto ben sperare, grazie anche a un singolone accattivante qual fu The Unloving Plum, che aveva anticipato di diversi mesi l’uscita di questo Boxing The Compass che, oltre a richiamare una prassi marinara (e di mare e affini l’immaginario di Heyward è più pieno che una vacanza in Normandia d’inverno), significa ironicamente cambiamento di rotta.
Boxing The Compass mostra differenti versioni degli Haircut One Hundred
In realtà l’album mi ha lasciato diviso tra le mie solite malinconie alla pizzaiola, specie in Soulbird o Vanishing, che echeggiano gli antichi fasti di white funky, mentre meno entusiasmo mi han provocato brani quali l’iniziale Come Back to Me o Raincloud che, senza averne bisogno data la caratura di songwriting quando non impigrita, muffeggiano un po’ di pop fuori tempo massimo con quelle venature beatlesiane inevitabili quando si parla di musica popolare, piacevoli per carità, ma i capelli rimangono saldamente attaccati alla testa.
Sunshine fa tanto pensare agli Earth, Wind & Fire, con gli epigoni di Macca alle voci; Someone, perfetta per DeeJay Television, ma siamo nel cupo 2026 (e se invece avessero capito loro come affrontare la cosa?); That’s a Start è bella, beguine accorata, e Dynamite, secondo singolo emesso, è un perfetto “Signori tutti in pista” sotto mirrorballs illuminate dai raggi gamma, vestiti come Tony Manero.
In coda arriva il meglio
Chiudere il disco con A Wonderful Life, con venature fiatistiche quasi alla primi Dexys, è il colpo da maestro: la fine di un pasto dove non tutte le portate son state eccellenti, ma il dolce ti farebbe ricominciare da capo.
Credo che pochi si accorgeranno, qui in Stivalonia, di questo disco, e sarebbe un peccato perché, anche se non esente da difetti, queste canzoncine fatte con il Cristal Ball son ben meno effimere di quanto non sembri, e potrebbero esser panacea per orecchie ferite, dentro e fuori.
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