Le ragioni di un nuovo disco: Jill Scott spiega To Whom This May Concern.
“Non pubblico un album per rispettare una scadenza o per paura di venire dimenticata. Aspetto l’ispirazione, di avere delle cose da dire … il mio processo funziona più o meno così: aspetto di essere ispirata. E questo richiede tempo e pazienza finché le parole non escono a fiotti dalla mia bocca”.
Applausi, solo applausi per queste dichiarazioni della cinquantacinquenne cantante di Philadelphia Jill Scott, che all’indomani della pubblicazione di questo bellissimo To Whom This May Concern avrà dovuto fronteggiare le migliaia di volte in cui le veniva chiesto come mai, fatta eccezione per alcuni sporadici feat, si era dovuto aspettare ben dieci anni (un’era geologica nel mondo non solo musicale di oggi), per poterci deliziare le orecchie con il seguito dello scintillante Woman del 2015.
E la cosa ancora più rimarcabile è che non si tratta di una semplice posa, ma della verità: si sente tutta la rinnovata ispirazione e voglia di comunicare che ha portato la cantante a regalarci un disco ricco, rigoglioso, variegato. che cresce inesorabile ascolto dopo ascolto.
Un disco che cresce con gli ascolti
Perché, lo confesso, tanta ricchezza e varietà mi aveva all’inizio anche un po’ spiazzato; non riuscivo ad afferrare il centro del disco, non riuscivo a piegarlo all’interno delle solite bieche e ottuse categorie, non riuscivo a farmi agganciare da nessun pezzo in particolare, perché ognuno era come una piccola isola.
E l’ho dovuto quindi ascoltare e riascoltare per capire (la musica è talmente bella che alla fine ci sono arrivato anche io) che il centro del disco è proprio il non avere nessun centro, non sposare nessun genere della musica black, ma esplorarli e valorizzarli tutti, è il sorprenderti e spiazzarti, non agganciarti con il semplice singolo ritornello, ma piuttosto stringerti con i voluttuosi 19 tentacoli costituiti dai pezzi che compongono questa brillante opera.
Jill Scott – To Whom This May Concern
Ed è così che senza fatica si passa dal sincopato tripudio di fiati di Be Great al sinuoso Marvin Gaye di Beautiful People e poi ancora al pop/rap stile De la Soul di Norf Side. Ma l’arcobaleno sonoro del disco, prosegue ancora con lo swing elegante e rabbioso (“i don’t want more nigga blues” canta la Nostra) di Pay U on Tuesday, con l’ispirato e irresistibile new soul di Pressha e di A Universe.
Tutta questa ricchezza ricorda in molti aspetti il miglior Stevie Wonder, che infatti si ritrova nella deliziosa e dondolante Liftin’ Me Up, negli echi notturni di Don’t Play e nella eterea chiusura di Sincerely Do.
Un disco bello e sincero che regala un’ora di gioie e scoperte, tra suoni luccicanti e testi mai banali. Brava Jill, valeva veramente la pensa aspettarti.
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