Affiancati da Dan Carey, i KNEECAP pubblicano il loro disco migliore: FENIAN.
Con FENIAN, i KNEECAP segnano un’evoluzione evidente rispetto agli esordi: una svolta verso sonorità elettroniche e una scrittura più esplicitamente politica rispetto al precedente Fine Art. D’altra parte, i due anni trascorsi sono stati densi di eventi per la band, con Mo Chara finito in tribunale e poi pienamente assolto e con il trio bandito da alcuni paesi per il sostegno alla Palestina contro il genocidio israeliano. Il ‘caso’ Rock en Seine resta emblematico delle tensioni politiche che hanno accompagnato le loro esibizioni dal vivo.
La lavorazione di FENIAN segna anche un cambiamento metodologico: i KNEECAP scelgono di comporre quasi interamente in studio, in un periodo intensivo di circa sette settimane sotto la guida del produttore Dan Carey, quello che ha accompagnato i Fontaines D.C. (che ai KNEECAP sono legati dall’ amicizia e da una collaborazione) al successo, e che spicca come uno dei nomi più in vista della scena britannica recente. Di fatto, nel disco Carey non produce soltanto, ma compone insieme alle due voci di Móglaí Bap & Mo Chara, complice l’assenza in studio di DJ Próvaí, dovuta a motivi familiari.
Fra hip-hop ed elettronica
Molte composizioni, inizialmente concepite con tempi più lenti e atmosfere più dilatate, vengono progressivamente rielaborate verso strutture più dinamiche e ritmicamente incisive. L’intervento di Carey risulta determinante in questa direzione, orientando il materiale verso sonorità elettroniche più tese e adatte a una resa efficace in contesti live di ampia scala. In alcuni hooks si sente l’influenza dell’hip-hop americano: Smugglers & Scholars, eccellente apertura dopo l’introduzione atmosferica con la voce di Radie Peat dei Lankum, come già in Fine Art; nonché Cocaine Hill, dove l’hook è cantato ancora da Radie Peat.
Sul piano dei contenuti, come già accennato, i KNEECAP sviluppano in FENIAN una scrittura più diretta e politicamente marcata rispetto al passato, abbandonando in parte il tono festivo di Fine Art, sebbene il disco sia pieno di momenti ballabili (e pogabili), a partire dalla fantastica title-track all’house di Big Bad Mo ai beat pesanti di An Ra. Questa evoluzione risponde agli eventi che hanno coinvolto il gruppo negli ultimi anni, tra controversie, procedimenti legali e restrizioni. L’obiettivo dichiarato è mantenere un equilibrio tra impegno e ironia, evitando sia una ripetizione del passato sia una svolta eccessivamente cupa, e offrendo invece una narrazione che rifletta la loro esperienza recente senza rinunciare alla dimensione performativa.
PALESTINE
La collaborazione con Fawzi nel brano PALESTINE si inserisce in una traiettoria già radicata nell’esperienza personale di Móglaí Bap, legata a un coinvolgimento diretto, familiare e militante nella causa palestinese. Il contatto con l’artista nasce infatti da relazioni sviluppate sul campo in Cisgiordania e si traduce in una collaborazione costruita interamente a distanza, attraverso uno scambio progressivo di materiali. L’intreccio linguistico fra gaelico irlandese e arabo è simbolicamente potente: non dimentichiamo che la prima repressione antiaraba durante il processo di espropriazione delle terre palestinesi, condotta dagli occupanti inglesi a favore dei coloni ebrei nella fase preliminare alla fondazione dello stato d’Israele, si servì dei fucilieri che avevano condotto la repressione dell’indipendentismo irlandese, e che nel Levante impiegarono le medesime sanguinarie direttive.
Nel processo creativo di FENIAN, i KNEECAP adottano una modalità compositiva fortemente orientata alla spontaneità e alla contingenza, privilegiando dinamiche di improvvisazione rispetto a una pianificazione rigida. I brani non nascono, nella maggior parte dei casi, come strutture chiuse elaborate in fase preliminare, ma si sviluppano direttamente in studio attraverso interazioni immediate tra scrittura, produzione e sperimentazione sonora. Questo approccio consente di integrare elementi accidentali e situazioni non programmate all’interno del prodotto finale, trasformando l’imprevisto in risorsa creativa.
Carnival e Free Mo Chara
Il caso di Carnival è particolarmente emblematico: il brano prende forma da una sessione informale, fuori da un contesto di lavoro strutturato, quando una sequenza sonora generata quasi per gioco si consolida progressivamente fino a diventare la base del pezzo. In questo senso, il processo creativo appare aperto e permeabile, capace di assorbire stimoli esterni e di rielaborarli rapidamente.
All’interno di questa logica, assume un ruolo rilevante anche l’inserimento di materiali sonori legati all’esperienza diretta del gruppo. L’uso di registrazioni provenienti da contesti reali, come nel caso dei cori “Free Mo Chara” (sempre in Carnival) captati durante una mobilitazione pubblica, contribuisce a rafforzare il legame tra produzione musicale e dimensione performativa e politica. Il suono non è quindi soltanto costruzione artificiale, ma incorpora tracce documentarie che rimandano a eventi vissuti, accentuando la componente testimoniale dell’album.
Una conclusione più intimista in un disco complessivamente politico
La struttura di FENIAN emerge da un processo selettivo che porta i KNEECAP a ridurre un corpus iniziale di circa diciotto brani, mantenendo quelli ritenuti più efficaci: un’attenzione ormai rara al ‘progetto disco’. Pur senza una progettazione rigida, l’album presenta una progressione riconoscibile: una prima parte più direttamente legata all’esperienza pubblica e alle controversie recenti, seguita da una seconda sezione più introspettiva. Soprattutto, la chiusura privilegia tonalità più lente e malinconiche, a partire dalla pur incalzante Occupied 6 per proseguire con il trip-hop della già citata Cocaine Hill (un altro grande momento in un disco che ne conta davvero tanti) e poi nella canzone finale, la lirica Irish Goodbye, con Kae Tempest.
Con il mestiere acquisito nel corso di questi anni, ma anche con il cuore e l’impegno di chi non concepisce l’espressione artistica come mero passatempo, i KNEECAP trionfano in un disco ricco musicalmente e importante politicamente.
Distraction is the mission
International law is gone out the window
Fuckin’ listen!
All this killing, you’re complicit
History will remember you pieces of shit and you’ll never be forgiven
(Carnival)
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