Days è il ventiquattresimo (!) album dei Mountain Goats.
Secondo fonti ufficiali quest’album avrebbe dovuto intitolarsi Grunges e raccontare-fictionare il grunge così come Goths aveva fatto, va da sé, con il goth. Lo dimostrano i titoli Song For Layne Staley e Candlebox. Poi però il leader John Darnielle ha deciso di ampliare il suo ambito di referenti musicali, per cui ecco Annie Haslam’s Imperial Phase (sulla cantante dei prog-barocchi Renaissance), Woodstock 1999, Best Hard Rock Albums 2013 e Hidden Majesty Of Later Venom Albums, fortissimo candidato a miglior titolo dell’anno. Forse per evitare la monomaniacalità figurano anche una canzone dedicata a un attore (Charlie Sheen Reaches Out To The Feds) e una che parla di un criminale (Crying On Eddie Nash’s Grave). Alla fine il disco si chiama Days, come se si volesse riportare tutto a una dimensione quotidiana.
Il piccolo grande mondo dei Mountain Goats
Inutile dire che non si ascolta né grunge, né metal, né prog, ma una sequenza di godibili canzoni indie-pop con arrangiamenti e produzione accuratamenti semplici (il sempre efficace John Congleton), sagaci variazioni timbriche e ritornelli che si incollano subito alla memoria. Al saldo incollaggio provvedono testi che si muovono fra quadretto sociale, nostalgia senza sospiri e piccole lezioni di vita: “Trova il tuo posto, esprimi desideri/ Diventa anche un po’ ambizioso/ Forse non ti ricordi, ma i Renaissance hanno suonato alla Carnegie Hall” (Annie Haslam’s Imperial Phase). Ognuno troverà le sue canzoni preferite, anche se una sicura menzione va a Song For Layne Staley che parte come oscura ballata folk per poi giustificare almeno un pochino il grungismo dell’idea originale risultando coinvolgente in entrambe le fasi. Più quieta ma altrettanto memorabile è la ballata pianistica Woodstock 1999, eccellente anche come perfida istantanea d’epoca: “Contratto con una major, più che strafatto/ Pantaloni gentile omaggio Levi-Strauss, bocca con tanti denti da digrignare/ Vero che è piovuto? Vero che c’è stata un’alluvione?/ E lui davanti a tutti a strillare ‘cocaina’”.
Ultima nota di merito: Darnielle è uno che sa essere positivo persino quando gli vengono i pensieri tristi, come chiarisce la conclusiva The Last Day: L’ultimo giorno della tua vita sarà dolce/ Che tu ne vada in lacrime/ O dia il benvenuto al momento/ L’ultimo giorno della tua vita sarà dolce”. La canzone più consolatoria dell’anno come a dire che Days propone ben due “best of 2026”. Niente male care capre di montagna.
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