Phoebe Bridgers - Punisher
Dead Oceans - 2020

Recensione: Phoebe Bridgers – Punisher

Secondo album solista per Phoebe Bridgers.

Phoebe Bridgers - Punisher

Dead Oceans – 2020

Quando abbiamo incontrato Phoebe Bridgers, qui a Tomtomrock, si parlava di un progetto condiviso con Conor Oberst. I due avevano deciso di chiamarsi Better Oblivion Community Center e il disco omonimo aveva convinto. Tuttavia, se di Oberst era nota la forza propellente e la maturità, meno certezze circondavano Phoebe Bridgers. La cantautrice di Los Angeles aveva al suo attivo solo il candido Strangers In The Alps, classico disco d’esordio con forti appigli all’arte di Elliott Smith, ovvero al ‘folk delle emozioni’, termine con cui si può tradurre la targhetta emo-folk spesso unita a questa musica.

In Punisher si sente (e molto) la mano di Blake Mills

Con il nuovo disco, Punisher, la Bridgers si allontana di poco dalle sue fonti ispiratrici, mettendo mano, più che altro, agli arrangiamenti. In questo viene aiutata non poco dalla geniale professionalità di Blake Mills. Il produttore e cantautore,
anche lui californiano, è ormai richiestissimo e pian piano sta creando un suono riconoscibile. Nell’abbinamento con le soffici canzoni di Phoebe, che spesso hanno bisogno di essere diversificate l’una dall’altra, il lavoro di Mills alterna riempimenti a sottrazioni e, quando necessita, ci mette anche ritmo (Kyoto) o elettronica semplice e straniante (Halloween).

Le canzoni di Punisher

Nonostante il superlavoro di produzione le canzoni sono sempre dominate dall’eterea voce della biondissima cantautrice. Nella già citata Halloween torna alla voce Conor Oberst, contrassegnando con la sua presenza il miglior brano del disco. In altre tracce si apprezza la partecipazione di Lucy Dacus e Julien Baker, ovvero le cantautrici che con Bridgers completano
il trio Boygenius (interessante l’ EP omonimo del 2018). Per finire con l’elenco degli invitati, in due canzoni la batteria è suonata dal veterano di 1000 bacchette Jim Keltner. Gli ultimi due brani si contrappongono in un anti-climax un po’ fastidioso: mentre Graceland Too è una limpida ballata folk, la conclusiva I Know The End raggruppa, in quasi sei minuti, tre o quattro generi musicali, finendo in un crescendo inutile e rumoroso di trombe, ansimi e pieni orchestrali. Chissà, forse si tratta del punitore del titolo…

Phoebe Bridgers - Punisher
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Fausto Meirana

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Recensore di periferia. Istigato da un juke-box nel bar di famiglia, si cala nel mondo della musica a peso morto. Ma decide di scriverne  solo da grande, convinto da metaforici e amichevoli calci nel culo. Scrive così così, disegna anche peggio, come si capisce qui: www.fausto-meirana.tumblr.com

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