Wilco, Padova, 20 settembre 2019
Foto di Elena Righini

Concerto: Wilco @ Gran Teatro Geox

Wilco: L’amore è dappertutto

Wiloc live, Padova ! Tomtomrock

Foto di Elena Righini

This is all of our arms open wide
A Sonic shoulder for you to cry, cry, cry, on
Wilco, Wilco will love you, baby
Wilco (The song) – 2009

I Wilco a Padova, 20 settembre 2019

E’ proprio così, i Wilco lo avevano promesso dieci anni fa, basta angosce, basta dubbi, basta dolori. I Wilco ci amano e a noi offriranno sempre la loro spalla (sonica) sui cui versare la nostre lacrime. Anche lacrime di gioia, come quelle che più volte hanno fatto capolino nei miei occhi venerdì sera al teatro Geox di Padova, per la seconda (e ultima) tappa italiana della band di Chicago, nel tour di presentazione del nuovo disco Ode to Joy, in uscita il 4 ottobre.
I Wilco da circa quindici anni (ovvero dopo l’assestamento sull’attuale formazione) sono, per quanto mi riguarda, la più grande rock’n’roll band del mondo. Su questo punto non si discute.

Hanno dimostrato nel corso degli anni una capacità di crescita e di evoluzione musicale unica, partendo da una rivisitazione mirabolante (anche se abbastanza canonica) del folk a inizio carriera, per poi spingersi, con Yankee Hotel Foxtrot, in una terra inesplorata e fare ritorno poi alla tradizione della canzone classica, reinterpretata però in maniera del tutto originale, in una sintesi perfetta tra la grande tradizione del songrwriting americano e un’attitudine e un’inquietudine palpabile, con schizzi noise e progressioni jazz. Dal vivo sono una macchina in grado di produrre felicità in quantità industriale e la curiosità di risentirli per la sesta volta era tanta.

You and I: una storia d’amore che continua

Alle 21.30 precise, dopo la breve performance degli Ohmme (bravi ma un po’ artificiosi), i Wilco salgono sul palco di un teatro praticamente pieno. La scelta dell’organizzazione di optare per i posti a sedere, che aveva fatto storcere il naso a molti, alla fine si è rivelata azzeccata, consentendo al pubblico di seguire con attenzione e concentrazione la raffinata e complessa musica della band e non influendo minimamente sull’entusiasmo e la partecipazione.
Il set si apre con due pezzi dell’album in uscita e poi si dipana per quasi due ore e trenta di musica coinvolgente, durante le quali la band di Chicago alternerà pezzi del suo solidissimo e rodato repertorio ad altri brani del nuovo disco.
Dopo il pop raffinato di One Wing e di If I Ever Was a Child, con Hanshake Drugs e, soprattutto, At Least That’s What You Said (con un Kotche da brividi), il concerto cambia decisamente marcia. Il gruppo di Chicago rapisce il pubblico e lo porta nella terra dei Wilco, una terra dove melodia, rock, rumore, rabbia, dolcezza, dolore e allegria si fondono insieme in una combinazione unica ed irripetibile.
Wilco, Padova, 20 settembre 2019

Foto di Elena Righini

Wilco: una band ‘da paura’

Jeff Tweedy guida sornione (e con una voce solida e affascinante) una band che continua a far stropicciare gli occhi: il silenzioso lavoro di tessitura delle tastiere di Mikael Jorgensen, il tappeto ritmico e armonico dello splendido basso di John Stirrat, il gusto e l’immenso talento di Pat Sansone, uno che, per inciso, riuscirebbe a tirare fuori una melodia accettabile anche dal campanello della vostra bicicletta. Poi il chitarrismo nervoso e talentuoso di Nels Cline, che da quattordici anni traduce in maniera esaltante tutta l’inquietudine di Tweedy e infine il drumming Ivario, potente, fantasioso, solido, in una parola, incredibile di Glen Kotche, forse il miglior batterista rock oggi sulla scena.
La sensazione è ormai quella di avere a che fare con un gruppo “classico” nella migliore accezione del termine. Nessuno suona come loro, non assomigliano a nessun altro e credo che tra vent’anni potrò vantarmi di avere vissuto i Wilco, (Ah, ai miei tempi, quando c’erano i Wilco…) al pari delle generazioni precedenti che potevano vantarsi di aver vissuto The Band, il gruppo con il quale, per lo meno come attitudine, vedo più rassomiglianze.

Una sequenza di classici vecchi e nuovi per i Wilco live

I pezzi proposti sono uno più bello dell’altro e la band li suona con un crescendo progressivo di tensione mirabilmente mantenuto durante tutta l’esecuzione. Meravigliosa anche la cura dei particolari: si va dal pasticcino beatlesiano di Hummingbird, alla dolcezza inquieta di Via Chicago, al ritmo quasi industrial di Bull Black Nova, al jingle jangle à la Byrds di Box Full of Letters, al riff stoniano di I Got You (con Pat Sansone che ripercorre deliziosamente tutte le pose chitarristiche delle innumerevoli air guitar di ogni adolescente, da Townshend a Page….), alla felice rabbia di Misunderstood (If you still love rock and roll, You still love rock and roll?).
Merita una citazione a parte l’assolo di Cline in Impossible Germany, pezzo chitarristico per eccellenza proposto in ogni live, per forza di cose quindi, con risultati alterni. A Padova credo di aver assistito a uno dei migliori in assoluto, un assolo ispirato, travolgente, fantasioso, una meraviglia per le orecchie, una serata magica per Cline a cui il pubblico e la band hanno tributato una meritata ovazione.

Il gran finale

Il finale è riservato alla gioiosa Heavy Metal Drummer con il classico giro di bacchette di Kotche e con il pubblico che canta a squarciagola “I miss the innocence I’ve known, Playing KISS covers, beautiful and stoned” (uno dei ritornelli più contagiosi della storia) e a I m the Man Who Loves You.
Alla fine del concerto si vedono occhi commossi, occhi che ridono e il pubblico è felice di aver assistito all’ennesima dimostrazione di grandezza della miglior rock band al mondo.
Sì Jeff, il mondo è più bello sapendo che i Wilco ci amano. E non hai idea di quanto noi amiamo i Wilco.
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Franco Zucchermaglio

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Classe 1965, bolzanino di nascita, vive a Firenze dal 1985; è convinto che la migliore occupazione per l’uomo sia comprare ed ascoltare dischi; ritiene che Rolling Stones, Frank Zappa, Steely Dan, Miles Davis, Charlie Mingus e Thelonious Monk siano comunque ragioni sufficienti per vivere.

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