Adrian-Crowley-CHEM212

ADRIAN CROWLEY – SOME BLUE MORNING (Chemikal Underground – 2014)

 

Adrian-Crowley-CHEM212 

di Antonio Vivaldi

Definire Adrian Crowley un Nick Cave più rassicurante o un Brendan Perry più avvicinabile è certo fargli un complimento (meno descriverlo come un Damien Rice che frequenta cattivi parrucchieri). Anche perché il musicista irlandese riesce ad assimilare referenti tanto forti – e pericolosi – in un insieme riconoscibile che suona notturno ma già virato verso l’alba, introverso ma alla fine consolatorio.

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Lo aiutano sia la ben impostata voce da ‘amico fidato per i momenti difficili’, sia arrangiamenti che quella voce sanno vestire in modo elegante e puntuale. A non convincere del tutto in Some Blue Morning (settimo album di Crowley) è il lavoro sulle melodie, ineceppibili nella struttura, sempre compostamente accorate e in alcuni casi piuttosto belle, ma alla lunga un po’ ferme e senza veri guizzi spaccacuore o tagli di luce visionari. Cose per cui ci vuole un talento speciale, giusto quello di Nick Cave o di Brendan Perry al tempo dei primi Dead Can Dance. 

7/10

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Adrian Crowley – The Hungry Grass

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