Recensione: black midi – Schlagenheim
Rough Trade - 2019

Recensione: black midi – Schlagenheim

Dalla BRIT School for Performing Arts and Technology a Rough Trade: i black midi.

Recensione: black midi – Schlagenheim

Rough Trade – 2019

Subito catturati dalla Rough Trade, i black midi (così in minuscolo) esordiscono con Schlagenheim e qualche polemica. Il giovane quartetto inglese esce infatti dalla BRIT School for Performing Arts and Technology, fondata e finanziata dal governo, e da alcuni vista come una School of (Pop-Indie-Rap) Rock. Accettando un premio ai Brit Awards 2008, Alex Turner degli Arctic Monkeys indicava gli studenti della Brit School tra il pubblico, dicendo: “Siamo andati tutti alla Brit School, ci ricordiamo di tutti voi”. Tanto per sottolineare la differenza tra una band formatasi  spontaneamente e un’esperienza da art-school posticcia. Se è soprattutto musica mainstream quella che esce dalla scuola (Adele, Kate Nash, Katie Melua, Leona Lewis e Jessie J., ma anche Amy Winehouse sono uscite da lì) i black midi non sono pop.

Il significato di “Black MIDI”

Il loro esordio Schlagenheim è invece un disco piuttosto ostico. Prog, post-hardcore, math-rock si fondono nella loro musica, sempre suonata con tecnica eccellente: la scuola serve pur sempre a qualcosa. Con Black MIDI (dove l’acronimo MIDI per Musical Instrument Digital Interface indica il protocollo standard per l’interazione degli strumenti musicali elettronici) si indica un genere in cui i file musicali sono composti aggregando un numero elevatissimo di note tale da poter essere riprodotto solo da software.

Schlagenheim

Tuttavia, in Schlagenheim i quattro black midi suonano i loro strumenti, ma effettivamente con una densità sorprendente nella quale si alternano attacchi frontali a momenti atmosferici. L’apertura con 953 è un buon esempio: la canzone si apre e si chiude con un noise di riverberi ma al centro contiene una pausa acustica. Alcune delle composizioni di Schlagenheim danno l’impressione di essere costruite con attenzione per ottenere l’effetto voluto. Altrove prevale una vena maggiormente immediata, con risultati più felici. È il caso di Near DT, MI che riporta alla mente le prodezze dei No Means No. I momenti migliori di Schlagenheim sono raggruppati verso il centro del disco: Western è infatti un’altra traccia eccellente.

 

Mentre verso la fine, con Ducter, le urla del cantante/chitarrista Geordie Greep (gli altri sono Matt Kwasniewski-Kelvin alla chitarra, Cameron Picton al basso e  Morgan Simpson alla batteria) sono un po’ troppo. L’hanno scelta come singolo e video, e comunque già da qui potete sentire come suonano e quanto siano in grado di trascinare, almeno a tratti. In attesa del ritorno dei Mars Volta

black midi – Schlagenheim
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Marina Montesano

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