John Prine The Tree Of Forgiveness Recensione
Oh Boy Records - 2018

Recensione: John Prine – The Tree Of Forgiveness

La storia di John Prine.

John Prine The Tree Of Forgiveness Recensione

Oh Boy Records – 2018

Dopo anni di silenzio, John Prine torna a regalare le sue storie. Storie semplici, di gente comune, di sentimenti quotidiani, di piccole scene che ciascuno di noi affronta e su cui tutti si soffermano, la sera, quando c’è bisogno di fare il punto, capire dove stiamo e dove vogliamo o vorremmo andare.

John Prine – The Tree Of Forgiveness recensione

John Prine ha attraversato oltre 40 anni di musica e non si può dire che ecceda nella pubblicazione di dischi. Questo è il ventitreesimo album e solo due volte è arrivato al vertice delle classifiche del folk. Nel 2010 con In Person & On Stage. E ora con questo album che già nel titolo chiarisce lo spazio entro cui si muovono le canzoni.

John Prine folk-singer di talento

Prine è stato considerato, sin dalle sue prime apparizioni, un folk-singer di talento (Kris Kristofferson disse “Scrive cose così belle che bisognerebbe tagliargli le mani”) e a un certo punto venne addirittura salutato come “il nuovo Dylan”, etichetta che ha distrutto più di un giovane cantante. Lui  riuscito a ritagliarsi uno spazio personalissimo che  pur non arrivando mai al grandissimo pubblico (in Europa), è profondamente rispettato dai suoi colleghi.

The Tree Of Forgiveness

Dimentichiamo effetti speciali e (credo) sovraincisioni. La voce di John Prine, sempre più bassa per i problemi di salute che ha affrontato, canta l’amore: “I’ve been holding on for you / Dreams I’ve had have all come true / ../ Day-by-day our love will grow / day-by-day our love will show”  (I Have Met My Love Today).  Canta la solitudine (Knockin’ On Your Screen Door). Canta il personale colloquio con Dio e In God Only Knows sembra confessare quanto abbia sempre inseguito la sincerità e l’onestà, nelle cose dette e in ogni suo atto.

When I Get To Heaven

E nel brano finale, l’album trova il suo spirito più vero. Quello dell’ironia, del disincanto e della pacificata accettazione di tutto quello che è stato.  Canta John Prine: “Quando andrò in paradiso metterò su una band di r’n’r /…/e mi farò un cocktail con vodka e birra/ e fumerò una sigaretta lunga nove miglia/…/ Aprirò un locale e si chiamerà The Tree Of Forgiveness (L’albero del perdono)/  e perdonerò tutti quelli che mi hanno ferito/ magari anche qualche critico/ uno di quei sifilitici parassiti/ e col mio charme li renderò più simpatici”.

Un album per gli amanti del genere, per chi ama le melodie già ascoltate, ma ogni volta sempre nuove.

John Prine - The Tree Of Forgiveness
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Giovanni Porta

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Nato con i Beatles e cresciuto con il folk americano, ho trovato in Dylan la sintesi perfetta di ogni cosa. Suono da molti e molti anni, prima in un gruppo (La Via del Blues) e poi in un duo che spesso si moltiplica con la partecipazione di amici che vogliono condividere il piacere/ divertimento di scrivere pezzi propri (The Doorways). Tom Petty, Byrds, The Band, Eric Andersen, The Outlaws, Bruce Springsteen e tanti altri.... Per me Clapton è ancora Dio.

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