Lingua Ignota – Caligula
Profound Lore Records - 2019

Recensione: Lingua Ignota – Caligula

Kristin Hayter a.k.a Lingua Ignota.

Lingua Ignota – Caligula

Profound Lore Records – 2019

Lingua Ignota è un sistema di lettere alfabetiche ideato dalla badessa Ildegarda di Bingen nel XII secolo, forse per fini musicali (visto che componeva), o come linguaggio mistico. Caligola, l’imperatore romano noto per la sua ferocia (e su quanto di vero ci sia nella leggenda nera non è il caso di soffermarsi qui), invece non ha bisogno di presentazioni. Da qualche anno a questa parte Lingua Ignota è anche il moniker dell’artista californiana, ma trasferitasi a Providence, Rhode Island, Kristin Hayter. Formazione musicale classica e un curriculum nelle arti visuali, nel 2016 ha pubblicato All Bitches Die, un disco apprezzato soprattutto nei circoli di dark wave, black metal, noise.

Lingua Ignota – Caligula

Adesso esce Caligula, che rappresenta per Lingua Ignota un enorme passo avanti. Difficile fare paragoni. Forse quest’anno il disco dei Daugthers, rispetto al quale però Caligula è ampiamente superiore. Del passato vengono in mente Diamanda Galás per le prodezze vocali e lo Scott Walker sperimentale per la musica senza compromessi. Si tratta tuttavia di suggestioni, non di confronti da prendersi alla lettera.

Di fatto con Caligula Lingua Ignota segue la sua propria strada, nella quale il noise si fonde con passaggi strumentali lirici, con polifonie che a momenti ricordano la musica popolare, con parti di cantato alternate a urla terrificanti. Ad aiutarla, oltre a Seth Manchester che ne ha curato la registrazione, ci sono diversi altri musicisti: Sam McKinlay (THE RITA),  Lee Buford (The Body) Ted Byrnes (Cackle Car, Wood & Metal),  Dylan Walker (Full of Hell), Mike Berdan (Uniform) e Noraa Kaplan (Visibilities).

I temi di Caligula

Le canzoni trattano temi scabrosi, con un ritorno costante sull’abuso e la violenza sulle donne. Le biografie di Kristin Hayter sottolineano che l’autrice attinge alla sua personale esperienza, ma importa fino a un certo punto. Anche se fosse “solo” arte è proprio ciò che ci si aspetta da un/a grande artista: la capacità di trascendere. Ed effettivamente le canzoni di Lingua Ignota fanno proprio questo e, se c’è una cosa sicura, è che Caligula non suona come un disco deprimente: tutt’altro! È invece un disco oscuro, malato, ma anche forte e assertivo.

Caligula: viaggio catartico per Lingua Ignota e per il suo pubblico

Lo si capisce già dai titoli. La sequenza  Do You Doubt Me Traitor e Butcher of the World, con un totale di circa quindici minuti, domina il disco. La prima delle due tracce è attraversata da un violino incombente da far invidia a Warren Ellis, la seconda da un sottofondo di synth glaciali come quelli inaugurati da Sense of Doubt di David Bowie e Brian Eno. Nella prima, Lingua Ignota urla “I don’t eat, I don’t sleep” trasmettendo un vero senso di angoscia, nella seconda “May your foes be many  / May your days be few” è una cupa minaccia, ma la sequenza si chiude in un’aria d’opera che non solo ne mostra le straordinarie qualità vocali, ma trasmette un sentimento catartico rispetto al dramma attraversato.

Si dovrebbero nominare pressoché tutti i brani di Caligula. Ma ricordiamo almeno la straziante Sorrow! Sorrow! Sorrow! (nomen omen) con piano e voce e If Poison Won’t Kill You My Dogs Will (titolo dell’anno?!), dove la Aileen che ricorre nei testi è Aileen Wuornos, la cui storia tragica è esemplare rispetto al tema della violenza sofferta e inferta ch’è centrale nelle composizioni di Lingua Ignota. Evidentemente è una figura importante per Kristin che già aveva inserito la sua voce in un brano di All Bitches Die.

Un disco sperimentale?

Con Caligula Lingua Ignota compone un disco sperimentale, anche se il concetto di sperimentazione è complicato. Fino a che punto ci si può spingere se si ha anche intenzione di comunicare le proprie intenzioni o la propria esperienza? Una musica eccessivamente sperimentale rischia sempre di rimanere solo una proiezione della visione di chi l’ha composta. In questo Lingua Ignota fa centro: crea un suo proprio linguaggio, come programmaticamente il suo moniker annuncia, ma allo stesso tempo ti raggiunge e ti coinvolge in un viaggio sensoriale di sessantasei minuti nessuno dei quali suona buttato via.

Lingua Ignota – Caligula
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Marina Montesano

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