Fabrizio De Andre e PFM. Il concerto ritrovato

Articolo: Fabrizio De André e PFM. Il concerto ritrovato

3 gennaio 1979: Fabrizio De André e PFM. Il concerto ritrovato con la regia di Walter Veltroni.

Come si recepisce il film “Fabrizio De André e PFM. Il concerto ritrovato” nei dintorni di Genova e nella memoria di quelli che hanno vissuto quegli anni? Le impressioni a caldo di Enzo Fongi per TomTomRock

Fabrizio De Andre e PFM. Il concerto ritrovato

La sera del 18 febbraio 2020 (80 anni per il poeta), nel nostro Cinema in Vallescrivia, una serata col botto per “Fabrizio De André e PFM. Il concerto ritrovato” con una Sala strapiena. Nell’introduzione di Veltroni giochiamo in casa con riprese negli ex-mercati di Corso De Stefanis e sul trenino di Casella. Forse questa prima  parte avrebbe potuto essere più breve con dialoghi meno banali e protagonisti meno evanescenti (p.e. Riondino). Sarebbe potuta uscire la testimonianza di Patrick Djivas (prima Area, poi PFM) che, di origine francese, aiutava De Andrè a capire i testi di Brassens. Poi andava nominato Mauro Pagani da solo, fuoriuscito un anno prima del concerto ma più importante di tutta la PFM nella produzione del poeta.

Quando Genova ospitava grande musica

Antonio Vivaldi ci porta al Padiglione C della Fiera del mare mostrando biglietto e manifesto. Con i miei trent’anni allora facevo parte della generazione Genesis e Van Der Graaf Generator che passavano al cinema / teatro Alcione di Genova: si vivevano tempi così dorati da non essere particolarmente attratti dalla PFM, roba da matti!

E il concerto può iniziare.

Le riprese fatte a 15m e con inquadratura fissa lasciano il tempo che trovano, mentre la rimasterizzazione è eccellente e direi che è il vero valore aggiunto del film. La PFM giustamente prudente nella prima parte, lascia tutta la scena al poeta, poi, soprattutto con Mussida e Djivas si aggiunge un accompagnamento che lievita le atmosfere prog e trasforma le canzoni con gli indimenticabili arrangiamenti ormai noti a grandi e piccini.

 

Curioso il dissotterramento del cellulare che mostra lo scarto incolmabile tra presente e passato irrimediabilmente trascorso. Del resto “è stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati”.

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Enzo Fongi

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Cresciuto negli anni 60-70 epoca rinascimentale del pop quando in un anno (il 1969) uscivano Abbey Road, Volume II Soft Machine, Led Zeppelin I, In The Court of the K-C, Five Leaves Left, Song from a Room, Stand Up etc. ho comprato dischi fino ai primi anni 80, poi sono passato alla classica e al cinema, ma sempre come semplice appassionato. Ai tempi nessuna mediazione critica, si sceglieva a caso e andava bene. Oggi provo a trasmettere in primis al figlio quelle meraviglie,  devo dire con qualche successo.

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