Francesco Guccini

Il nostro saluto a Francesco Guccini, 1940-2026

Possiamo dire che a molti di noi cresciuti negli anni ’70 Francesco Guccini immalinconì la gioventù, l’adolescenza (o quel che era) e fu bellissimo.

Un ricordo: hai 14 anni e ancora nessuna relazione sentimentale e già t’immagini a rivedere un’antica fiamma mentre “carte e vento volan via nella stazione” mentre ascolti in heavy rotation la cassetta di Radici. È il pomeriggio del 25 dicembre e ti sei allontanato dal pranzo di Natale, mentre gli altri sono ancora a tavola, perché hai solo voglia di sentire Incontro, Il Vecchio e Il Bambino, Piccola Città. Sì, anche La Locomotiva, alzando il pugno chiuso davanti a nessuno nei momenti salienti, però sono le canzoni tristi che ti attraggono come se volessi essere più esperto, più vissuto, più triste anche. E Guccini, sotto questo punto di vista, ti offriva scenari meravigliosi, come accadrà più avanti con Eskimo o 100, Pennsylvania Ave.

Francesco Guccini sempre accanto

E anche anni dopo, più che l’epitome del cantautore politicizzato, il Maestrone sarà per te, ormai adultom l’uomo della malinconia costruttiva, dello struggimento nobile, della meditazione sul tempo e sui tempi.  Davanti all’Angkor Vat, scoperto sulla copertina di un quaderno delle elementari, pensi “le cose sognate, ora viste”. Oppure ti viene in mente Stagioni, che è il resoconto di una sconfitta generazionale, ma con la speranza che le cose possano cambiare.  Chissà…

E poi, non molto tempo fa, ti senti  come “Filemazio, protomedico, matematico, astronomo, forse saggio” (Bisanzio, la sua canzone più bella?) su una terrazza di Istanbul, la Moschea Blu a pochi passi e il Bosforo dall’altra parte. Ecco, Guccini ti faceva viaggiare nel tempo raccontando cose tristi che ti facevano stare bene, forse perché la vita è più spesso triste che allegra e su questa tristezza bisogna lavorare. Tanto più oggi che Francesco è morto e non riesci ad ascoltare niente.

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Nello scorso secolo e in parte di questo ha collaborato con Rockerilla, Musica!, XL e Mucchio Selvaggio. Ha tradotto per Giunti i testi di Nick Cave, Nick Drake, Tom Waits, U2 e altri. E' stato autore di monografie dedicate a Oasis, PJ Harvey e Cranberries e del volume "Folk inglese e musica celtica". In epoca più recente ha curato con John Vignola la riedizione in cd degli album di Rino Gaetano e ha scritto saggi su calcio e musica rock. E' presidente della giuria del Premio Piero Ciampi. Il resto se lo è dimenticato.

Di Antonio Vivaldi

Nello scorso secolo e in parte di questo ha collaborato con Rockerilla, Musica!, XL e Mucchio Selvaggio. Ha tradotto per Giunti i testi di Nick Cave, Nick Drake, Tom Waits, U2 e altri. E' stato autore di monografie dedicate a Oasis, PJ Harvey e Cranberries e del volume "Folk inglese e musica celtica". In epoca più recente ha curato con John Vignola la riedizione in cd degli album di Rino Gaetano e ha scritto saggi su calcio e musica rock. E' presidente della giuria del Premio Piero Ciampi. Il resto se lo è dimenticato.

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