Roger Waters

Il This Is Not a Drill tour di Roger Waters approda al Forum di Milano: racconto di un concerto.

Il This Is Not a Drill tour, annunciato come il final tour di Roger Waters, cerca di racchiudere in sé tutti i complessi aspetti della visione poetica e politica del musicista inglese, diventando quasi una summa degli ultimi tre tour. Tour che toccavano di volta in volta alcuni dischi in particolare e temi più specifici, mentre stavolta si riserva spazio a brani provenienti da tutta la lunga carriera di Waters, compresi alcuni inediti. Forse un concerto meno spettacolare dal punto di vista delle scenografie, ma con un uso sapiente del mega schermo che taglia in due la platea, coprendo il lungo palco centrale che forma una croce con quattro piccoli palchi. Uno schermo non usato banalmente per rimandare le immagini dei musicisti, ma per tradurre testi e comunicare col pubblico, accompagnando le canzoni con immagini che ne approfondiscono i temi.

Musica e politica in primo piano nel concerto di Roger Waters

E i temi sono quelli a cui ci ha abituato da sempre Waters, divenuto nel tempo ancora più combattivo. Già dall’inizio mette in guardia il pubblico, quando la sua voce fuori campo avvisa che chi è venuto solo per ascoltare le canzoni dei Pink Floyd ma non condivide le sue posizioni politiche, può andare a “fanculo al bar”. Mette così in chiaro subito che la musica (e l’arte) non può non interessarsi di quello che succede nel mondo, e che l’artista ha diritto di esprimere le proprie idee e prendere posizione. E durante il concerto lo farà più volte, anche in modo molto forte, quando per esempio accuserà tutti gli ultimi presidenti degli U.S.A. di aver commesso crimini di guerra.

Comfortably Numb: passato e presente di Roger Waters

Il primo brano ci fa entrare subito nell’atmosfera da guerra incombente dei nostri giorni, con la versione 2023 del celebre Comfortably Numb, accompagnata dal relativo nuovo video. Atmosfere cupe e minacciose, che vengono però stemperate dalla seguente The Happiest Days of Our Lives e da Another Brick in the Wall, con cui Waters regala subito al pubblico uno dei brani più attesi. Con The Powers That Be sul mega schermo scorrono le immagini di ragazzi uccisi dalle polizie di tutto il mondo, con nomi e cognomi, e la motivazione della “condanna a morte”: per essere neri, palestinesi, manifestanti pacifisti, in una parola parola, minoranze.

Il ricordo di Syd Barrett

Con The Bravery of Being Out of Range si apre una parte apparentemente più rilassata ma non meno combattiva: Waters si siede al piano e racconta dei tanti crimini commessi dei presidenti U.S.A. in giro per il mondo (Guatemala, Nicaragua, Iraq), mentre con la seguente The Bar si schiera dalla parte del popolo lakota e della battaglia per difendere le loro terre. Il primo set si chiude con un bellissimo momento in ricordo dei primi giorni dei Pink Floyd, e soprattutto della sua amicizia con Syd Barrett.

Prende il suo basso e attacca Have a Cigar, mentre sullo schermo scorrono filmati storici degli inizi della band, e seguono alcuni dei grandi classici della storia del rock: la sempre emozionane Wish You Were Here crea un momento molto intenso, con un crescendo che porta a Shine On You Crazy Diamond, per chiudere il primo set con Sheep e la gigantesca pecora che vola sulle teste del pubblico.

La seconda parte si apre con The Wall

Per il secondi set si torna a The Wall: Roger Waters entra in scena con la divisa da gerarca vestendo i panni del personaggio del film arringando il pubblico, ed esegue in sequenza due capolavori come In the Flesh e Run Like Hell. Indossata una sciarpa palestinese, con Déjà Vu invita a liberare Julian Assange e arrestare i veri criminali di guerra. Di nuovo seduto al piano, attacca una tesa e scura Is This the Life We Really Want? con cui ancora insiste sui crimini commessi contro tutte le minoranze in giro per il mondo. Il finale del concerto è un’altra carrellata nel repertorio dei Pink Floyd: da Money con un pregevole solo di sax all’incantevole Us and Them, alla splendida Any Colour You Like che si fonde in una lunga suite con Brain Damage e Eclipse per un finale di concerto memorabile.

Roger Waters chiude il concerto con un tocco intimista

Il bis arriva dal disco The Final Cut, con Two Suns in the Sunset a cui segue un”intima ripresa di The Bar. Waters si siede al piano, tutta la band si raccoglie intorno a lui, per la presentazione del brano con cui ha modo di ringraziare Dylan per averlo ispirato. Si chiude con una versione acustica di Outside the Wall, mentre Waters percorre tutta la passerella con la band al seguito per salutare il pubblico e andare nei camerini continuando a suonare.

Tra invettive e capolavori immortali, l’Ottantenne indomito che si premette di mandare a quel paese i presidenti degli U.S.A e grandi corporation industriali, poteri economici e finanziari, ha dimostrato il coraggio di sostenere le proprie idee e combattere per ideali umanitari che vanno oltre le idee prettamente partitiche. Ma soprattutto ha dimostrato ancora una volta che quel patrimonio immortale della cultura del ‘900 che sono le canzoni dei Pink Floyd appartiene principalmente a lui.

Roger waters concerto

@ Giorgio Zito

SETLIST

Set 1:

Comfortably Numb
The Happiest Days of Our Lives
Another Brick in the Wall, Part 2
Another Brick in the Wall, Part 3
The Powers That Be
The Bravery of Being Out of Range
The Bar part 1
Have a Cigar
Wish You Were Here
Shine On You Crazy Diamond
Sheep

Set 2:
In the Flesh
Run Like Hell
Déjà Vu
Is This the Life We Really Want?
Money
Us and Them
Any Colour You Like
Brain Damage
Eclipse
Two Suns in the Sunset
The Bar part 2
Outside the Wall

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Musicalmente onnivoro, tendo a non rinchiudere i miei ascolti in generi musicali definiti. Collaboro con radio locali e testate on line. Faccio parte della giuria di alcuni premi nazionali (Premio Tenco, Premio Nazionale Città di Loano per la musica tradizionale).

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