Perché Flying Lotus – Until The Quiet Comes  piace tanto?

Sperando di non essere impegnati in qualche spaventosa guerra per la sopravvivenza, nel 2022 forse ci capiterà d’un tratto di chiederci come mai, dieci anni prima, Until The Quiet Comes di Flying Lotus avesse ottenuto recensioni tanto entusiastiche. Nel caso invece fossimo davvero in guerra, fra un attacco e l’altro potremmo chiederci perché ci venga in mente proprio un disco così inutile. Intanto va detto subito, anche a NOI STESSI, che occorre sempre diffidare dei dischi che strillano sullo sticker i nomi dei grandi ospiti (in questo caso Thom Yorke ed Erikah Badu) –  spesso significa che le idee del titolare del lavoro non sono abbastanza forti.

 

Una fusion che non convince

Ed è proprio questo il caso di Steve Ellison (vero nome dell’artista) e del suo prodotto più recente: nessun problema nei confronti dei dischi soffusi, ma questa fusione notturna di beats elettronici e jazz-rock che, s’immagina,  vorrebbe essere suadente e cool, risulta del tutto impalpabile anche dopo più ascolti, con l’aggiunta del fastidio per il tempo che sarebbe stato meglio dedicare a musica più meritevole e per il dubbio che continua ad allignare: ma perché agli altri piace così tanto? Se proprio interessa questo suono, allora sarà molto meglio andare a recuperare dischi come Channel Orange di Frank Ocean, In A Silent Way di Miles Davis o  Shleep di Robert Wyatt.

4,5/10

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Giornalista musicale di pluriennale esperienza, ha collaborato con Rockerilla, Musica!, XL e Mucchio Selvaggio. Ha tradotto per Giunti i testi di Nick Cave, Nick Drake, Tom Waits, U2 e altri. E' autore di monografie dedicate a Oasis, PJ Harvey e Cranberries e del volume "Folk inglese e musica celtica". E' stato uno dei curatori della riedizione, nel 2017, degli album di Rino Gaetano. Fa parte della giuria del Premio Piero Ciampi. Si occupa di eventi di vario tipo dedicati alla musica rock.

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