Allah-Las - LAHS
Mexican Summer - 2019

Recensione: Allah-Las – LAHS

Pareri discordi accolgono il nuovo Allah-Las – LAHS.

Nella discussione su Allah-Las – LAHS che si è sviluppata sui social non sono stato il solo ad aver avuto la sensazione, dopo il primo ascolto, che finalmente, giunti al quarto disco, la band californiana sia riuscita a realizzare un prodotto convincente. Un disco frizzante così come immaginiamo frizzante e solare la vita sulle coste e nelle baie della California, fra cocktail, surf e morbidi viaggi acidi.

Allah-Las - LAHS

Mexican Summer – 2019

Certo rimane la sensazione che i nostri quattro giovanotti pecchino un po’ di superficialità, la loro psichedelia non ha la profondità e non è animata da quello spirito di ricerca che caratterizzava invece le band alle quali palesemente si ispirano. Ci sbaglieremo, ma più che aprire le porte della percezione sembra che a loro interessi l’aspetto ludico di una vita il più possibile spensierata. Se però ci fermiamo al solo aspetto musicale, non c’è dubbio che esso si avvalga di una vasta e non superficiale conoscenza. Non è certo un caso che quando il gruppo si è formato nel 2008, ben tre dei quattro membri lavoravano in un uno dei templi degli appassionati e dei collezionisti, quell’Amoeba Records che è considerato il negozio col più vasto assortimento di musica del pianeta.

I momenti migliori di LAHS …

Ma vediamo quanto questa conoscenza del passato musicale si riverberi positivamente nella musica che gli Allah Las propongono in questo nuovo album. LAHS, il titolo fa riferimento al modo in cui i fan chiamano la band, giunge a ben tre anni di distanza dal precedente Calico Review ed esce sempre per la Mexican Summer. Contiene anche brani cantati in spagnolo, giapponese e portoghese, indice della voglia di allargare i loro orizzonti oltre la California.

 

Promette bene l’iniziale Holden Pattern con quelle chitarre stordenti e acide con rimembranze Grateful Dead e l’idea che live potrebbe prolungarsi in una lunga ipnotica e lisergica jam. Anche Keeping Day cattura col suo refrain sbarazzino e l’andamento solare, ma vagamente bluesy.  Altri brani convincenti sono Prazer Em Te Conhecer ed Electricity dove le pennellate di bossa nova ben dialogano con le slide e l’hammond. Oppure la psichedelia ancora alla Dead di Star o le sonorità hawayane del malinconico strumentale Houston.

… e quelli meno convincenti

Meno convincente il resto dell’album dagli scialbi coretti surf da ragazzi di spiaggia di In the Air a quelli ancor più stucchevoli di Light Yearly alla ballata acustica Polar Onion, inutile esercizio di bravura fra Byrds e Buffalo Springfield. Va bene ispirarsi al mai troppo rimpianto periodo d’oro dei sixties, meno bene farne esercizio calligrafico e far finta che il tempo non sia passato e molte cose sono cambiate. Riscattano parzialmente il tutto la carina e fresca Pleasure cantata in spagnolo e la bizzarra Royal Blues cantata in giapponese con tanto di spoken words sempre nella lingua del Sol Levante.

Il giudizio su Allah-Las – LAHS

Vero che la prima impressione è quella che conta, ma stavolta il disco degli Allah-Las non regge ai successivi ascolti. Il richiamo ai modelli sixties alla lunga diviene stucchevole, ci si aspetta sempre un colpo di coda, un guizzo che invece tarda ad arrivare. Troppo sole e troppe bevande colorate e zuccherine alla fine lasciano un gusto dolciastro in bocca non sempre gradevole, e quell’impressione di freschezza e frizzante degli inizi rischia di tramutarsi nel sapore un po’ stantio delle pietanze riscaldate. Carini, ma si deve pretendere molto di più della semplice piacevolezza.

Allah-Las - LAHS
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Ignazio Gulotta

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Nato nel 54 a Palermo, dal 73 vive a Pisa. Ha scritto di musica e libri per la rivista online Distorsioni, dedicandosi particolarmente alla world music, dopo aver lavorato nel cinema d’essai all’Atelier di Firenze adesso insegna lettere nella scuola media.

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