Florist

Lo strano – e convincente – folk dei Florist

Questo è il quarto album a nome Florist. In realtà è il loro terzo in qualità di gruppo vero e proprio, poiché il precedente Emily Alone (2019) era stato inciso – come chiariva già il titolo – dalla sola Emily Sprague, polistrumentista, cantante e principale compositrice del quartetto.

All’epoca Sprague viveva a Los Angeles; ora, post-Covid, si è ritrovata insieme a Rick Spataro, Felix Walworth e Jonnie Baker in una casa di campagna con portico nella valle del fiume Hudson. Lì, in un luogo così lontano da e così vicino a New York, è nato il nuovo album.

Genesi e ‘concept’ di Florist

Florist (Double Double Whammy) suona vaporoso, a tratti intangibile. Ma basta fare un passo oltre la nebbiolina per trovare un’opera   strutturata in modo ineccepibile. Se non pensata a tavolino di sicuro gestita con cura passo dopo passo.

Ci sono nove canzoni e dieci strumentali. Le canzoni sono sommesse (ma non fragili), fluide, misurate nei toni e tuttavia più corpose di quanto vogliano sembrare tra piano elettrico e fiati, chitarre elettriche e sintetizzatori oltre a cose più esotiche tipo gamelan. River’s Bed ha il  passo della ballata epica che fa finta di non esserlo. Sci-fi Silence aggiunge suono su suono per arrivare con gentile nonchalance a sei minuti e 38 secondi e poi dissolversi come un sogno. Red Bird Pt. 2 (Morning) si muove tranquilla e pensosa per mostrare che la malinconia può essere, a suo modo, vivificante.

Florist: i brani strumentali e il loro ruolo

Quanto agli strumentali, nascono dai suoni catturati intorno alla casa con portico. Brevi e trasognati, sgorgano  dalle canzoni o vi si immettono (come nel caso degli uccellini che introducono  43 e volano via durante un curioso assolo di chitarra elettrica) quasi volessero contestualizzarle.

Chi voglia nomi di riferimento può pensare a Lambchop, Big Thief o Cowboy Junkies, tutti esponenti di  poetica vaghezza a passo lento. Eppure la forza del disco non sta solo nella capacità di rendere palpabile uno stato d’animo impalpabile-trasognato, ma anche nella limpida scrittura delle canzoni, sempre coinvolgenti senza bisogno di alzare la voce o dire cose ‘importanti’.

Fluviale e naturalistico, Florist dipinge alla perfezione un mondo, così come ha fatto per un mondo del tutto opposto (la megalopoli losangelina)  un altro lavoro di uscita recente, People Helping People dei No Age. Si tratta, molto probabilmente, del più bel disco ‘folk’ del 2022. Di sicuro è il più emozionante.

Florist - Florist
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Giornalista musicale di pluriennale esperienza, ha collaborato con Rockerilla, Musica!, XL e Mucchio Selvaggio. Ha tradotto per Giunti i testi di Nick Cave, Nick Drake, Tom Waits, U2 e altri. E' autore di monografie dedicate a Oasis, PJ Harvey e Cranberries e del volume "Folk inglese e musica celtica". E' stato uno dei curatori della riedizione, nel 2017, degli album di Rino Gaetano. Fa parte della giuria del Premio Piero Ciampi. Si occupa di eventi di vario tipo dedicati alla musica rock.

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