Geese - Getting KilledPartisan Records

Contro tutte le regole: Geese – Getting Killed.

In un panorama dove le novità musicali faticano ad emergere i Geese di Getting Killed rompono le regole dei generi per sperimentare un sound libero. Una band che ha visto un’importante evoluzione sonora dagli esordi post punk di Projector passando per il songwriting più maturo di 3D Country. Già la produzione dell’album Heavy Metal del frontman Cameron Winter aveva lasciato trasparire la volontà di un sound più personale e fuori dalle consuetudini.

È da quell’album  così particolare che i Geese creano le basi per la costruzione di canzoni dove gli strumenti trovano la massima espressione. Partendo da un magma sonoro i quattro definiscono un percorso, lo piallano e ne tirano fuori un profilo ben definito. È uno stile che sembra in linea con i primi Velvet Underground o Iggy and The Stooges, dove la ricerca della perfezione in studio viene sostituita da carattere, intrigo e una scrittura dannatamente raffinata.

Un inizio col botto

Il brano di apertura d’altronde non dà adito a dubbi. Un riff d’introduzione della chitarrista Emily Green al limite del funky e poi la voce di Winter che entra col suo falsetto. D’un tratto si ha la sensazione di un elefante che entra in un negozio di cristalleria, con fiati disconnessi fra loro, la batteria di Max Cassin che suona come un terremoto che ha colpito l’aula di una scuola media. Winter urla “There’s a bomb in my car” e  sembra davvero di vivere quella temibile situazione.  Sulla carta c’è il rischio di un pasticcio incoerente; in cuffia, suona assolutamente esaltante. Ma non temete, il resto del disco viaggia su canzoni che potrebbero diventare dei classici.

Husbands è corale e coinvolgente, Getting Killed è assolutamente non convenzionale con i suoi ricami  percussivi, un riff vecchio stile, un collage che sembra partire, fermarsi e ricominciare. Eppure tutto suona famigliare e caldo, espressivo nell’insieme. E che dire di 100 Horses, cavalcata senza fine con un riff acido, della dolcezza nel finale di Half Real, della pura improvvisazione con cui si chude Bow Down  e di Taxes dove semplicemente si vola alto.

Il fascino dei Geese si rivela in Getting Killed

Oltre alla scrittura avvincente e alla produzione accattivante, l’altro innegabile punto di forza dei Geese di Getting Killed è quel che si può descrivere come carisma grezzo. La band è sciolta ma concentrata, dirige il caos delle composizioni e rende ogni nota elettrica. Da parte sua Winter è emerso con successo come uno dei migliori frontman che l’indie moderno abbia da offrire. In tutto l’album sfoggia la sua abilità nel comporre versi che trovano poesia nel loro significato oscuro (vedi “Morning walks me out of here with no shoes” in Getting Killed o l’acuto “We have danced for far too long and now I must change completely” in 100 Horses). Altre volte, fa sì che affermazioni relativamente semplici sembrino profonde attraverso la sua interpretazione (“I should burn in Hell/ But I don’t deserve this” in Taxe).

La voce di Cameron Winter

La sua arma segreta, però, è il ritornello. Grazie sia alla sua penna idiosincratica che alla sua capacità di masticare qualsiasi verso, Winter è rapidamente diventato un maestro nello spremere un’incredibile quantità di energia da una frase ripetuta. Molti dei brani di Getting Killed culminano con Winter che sale a spirale tramite  una manciata di parole, come in Cobra, Husbands, Islands of Men o il borbottio di “Here I Come” nella conclusiva Long Island City Here I Come.

In questi tempi bui per l’America soggiogata da rigurgiti di estremo conservatorismo e cancellazione dei diritti, i Geese sono lo sfogo necessario. Si tolgono i sassi dalle scarpe, accendono gli strumenti e rivendicano la libertà di suoni e intenzioni. E noi non possiamo far altro che lodarne i propositi ora e sempre.

Geese - Getting Killed
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Si definisce "un alieno" perché ha capito che tutte le sue passioni sono poco redditizie, musica compresa. Ma, oltre a suonare in varie band, ne scrive da sempre. Dal 1996 saltuariamente sulla pagina "Spettacoli" del Corriere Romagna, passando per anni preziosi col Mucchio Selvaggio, la rivista Frastuoni e infine con The Soundcheck. Cuore indomito e appassionato, curioso e volubile. Per una Guinness in compagnia non dice mai di no.

Di Beppe Ardito

Si definisce "un alieno" perché ha capito che tutte le sue passioni sono poco redditizie, musica compresa. Ma, oltre a suonare in varie band, ne scrive da sempre. Dal 1996 saltuariamente sulla pagina "Spettacoli" del Corriere Romagna, passando per anni preziosi col Mucchio Selvaggio, la rivista Frastuoni e infine con The Soundcheck. Cuore indomito e appassionato, curioso e volubile. Per una Guinness in compagnia non dice mai di no.

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