John Carpenter e il terzo volume di musica per immagini immaginarie.

Sacred Bones – 2021

Ecco tornare, dopo circa cinque anni, il John Carpenter che di cinema non ne fa più e quindi si mantiene i neuroni attivi confezionando album che, sino ad oggi, raccoglievano la sua produzione sonora per le pellicole da lui dirette.

Aiutato dal figlio Cody e dal chitarrista Daniel Davis, già sodali nelle emissioni precedenti, Carpenter si lancia nell’impresa di confezionare “musica per film immaginari” cosa che Brian Eno realizzò nel 1978 con il suo Music For Films (al quale, paradossalmente ma non troppo, attinsero poi una pletora di cineasti…), ma qui siamo su livelli decisamente differenti.

L’estetica visiva e sonora di John Carpenter

Buonissima parte dell’estetica e dell’opera filmica di Carpenter era fondata sul rendere un cinema da drive in (i classici B-Movies), un prodotto ad “alto rendimento”, percorso più che riuscito che lo ha consacrato come maestro del genere attraverso le sue incursioni nella fantascienza e nell’horror e pure, per fortuna poche volte, nella commedia.

Ecco, la traduzione di quelle immagini in iconiche rappresentazione di paure e speranze, viaggiava indubbiamente sulle note che accompagnavano le pellicole, al punto da diventare veri e propri classici campionati, nel tempo, dalle nuove generazioni.

Con Lost Themes III e quel sottotitolo da NDE il compito diventa un gioco alla suggestione, ogni brano può essere ascoltato immaginando a quale scena sarebbe potuto essere abbinato, a quale genere si confà di più quel pezzo o quell’altro, il tutto permeato da una costruzione sonora necessariamente scarna e che prosegue, senza tema di esser vilipesa, il discorso anni ’80 dove il synth nelle soundtrack la faceva da padrone molto più che nelle odierne pellicole di genere.

I titoli di Lost Themes III

Finanche i titoli, che strappano un sorriso malinconico, s’impegnano a suggerire all’ascoltatore quali immagini debbano formarsi nella sua mente, e sono un tenero catalogo di rimandi gotici contemporanei: Weeping Ghost, Dripping Blood, Vampire’s Touch, Cemetery e via scurendo si attraversa questa pellicola per le orecchie con una spintarella in più per i meno dotati di immaginazione.

Sarebbe stato bello se i brani non avessero invece avuto alcun tipo di richiamo, consentendo a ciascuno di trasferire i suoni nel suo immaginario privato. Mma siamo pur sempre in presenza di un regista che ha spesso preferito mostrare che non suggerire e anche qui il gioco prosegue su quella direzione nota.

Carpenter e Morricone

Insomma, non siamo nel mondo  del Morricone dei B-Movies ma poco ci manca; i suoni e le atmosfere trascineranno gli ascoltatori in un’epoca che non c’è più e a qualcuno scendere anche qualche lacrimuccia, si spera, non di sangue.

Comunque Carpenter, caso abbastanza unico di regista convertitosi alla musica (ad eccezione ad esempio di alcune incursioni di David Lynch nel mercato più di nicchia), mantiene alta la guardia e l’attenzione sul proprio mito e questo gli va riconosciuto.

Evitate di mettere in cuffia questo disco se siete avvezzi a girare per stradine oscure di notte o in zone isolate di giorno, credetemi.

John Carpenter - Lost Themes III - Alive After Death
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Collaboratore per testate storiche (Rockerilla, Rumore, Blow Up) è detestato dai musicisti che recensisce e dai critici che non sono d'accordo con lui e che , invece, i musicisti adorano.

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