Lana Del Rey – Violet Bent Backwards over the Grass
Interscope Records / Polydor – 2020

Recensione: Lana Del Rey – Violet Bent Backwards over the Grass

Nuovo disco per Lana Del Rey, ma Violet Bent Backwards over the Grass non è il seguito di NFR.

Protagonista di molte classifiche 2019 con Norman Fucking Rockwell!, Lana del Rey ha annunciato di avere molti altri progetti in corso, fra i quali Violet Bent Backwards over the Grass è il primo a vedere la luce.

Lana Del Rey – Violet Bent Backwards over the Grass

Interscope Records / Polydor – 2020

Non si tratta di un vero e proprio LP di canzoni, ma di un disco di spoken words che precede la pubblicazione di una poetry collection in uscita per  Simon & Schuster alla fine di settembre, e i cui proventi andranno per metà a finanziare iniziative dei Nativi Americani. Difficile dire se è un mezzo per lanciare un progetto ‘minore’ sulla scorta del grande successo dello scorso anno. O magari un modo per attenuare l’ansia in attesa di un seguito più propriamente musicale.

Jack Antonoff ancora protagonista

Comunque sia, anche per Violet Bent Backwards over the Grass la parte musicale è affidata a Jack Antonoff, con il quale su Norman Fucking Rockwell! Lana del Rey ha creato un connubio perfetto. Anche qui l’affiatamento si sente, nonostante la musica sia più uno sfondo che parte integrante del ‘prodotto’ finale. Questo è il problema principale del disco,  davvero più un audiolibro con accompagnamento musicale (come le favole su disco di un tempo) che qualcosa di assimilabile, fra gli esempi contemporanei, a Kate Tempest, o per il passato ai Last Poets.

LA Who Am I to Love You?

Nei testi tornano molti dei temi cari a Lana. In primo luogo la California, metafora di emozioni ma anche sfondo per la sua biografia. A partire da LA Who Am I to Love You?, scelto come brano di lancio del progetto. I left my city for San Francisco / Took a free ride off a billionaire’s jet / L.A, I’m from nowhere, who am I to love you? / L.A, I’ve got nothing, who am I to love you when I’m feeling this way and I’ve got nothing to offer? /  L.A, not quite the city that never sleeps / Not quite the city that wakes, but the city that dreams, for sure / If by dreams you mean in nightmares.

 

Ho lasciato la mia città per San Francisco / Ha fatto un giro gratis sul jet di un miliardario / Los Angeles, vengo dal nulla, chi sono io per amarti? / L.A., non ho niente, chi sono io per amarti quando mi sento così e non ho niente da offrire? / L.A., non è proprio la città che non dorme mai / Non proprio la città che si sveglia, ma la città che sogna, di sicuro / Se per sogni si intende negli incubi.

Lana Del Rey – Violet Bent Backwards over the Grass: soprattutto per i fan

Altrove Lana Del Rey esce dal personaggio: la title track parla del miracolo dell’infanzia come assenza di preoccupazioni. Tessa DiPietro è dedicato a una veggente, “a healer on 6th street in Ridgely”, che tuttavia la riconduce a Jim Morrison, una delle ossessioni della cantautrice. Alla fine Violet Bent Backwards over the Grass sarà forse apprezzato soprattutto dai fans ‘completisti’ di Lana, poiché offre un bell’affresco del suo mondo interiore e dei suoi riferimenti culturali. Per tutti gli altri sarà un po’ difficile da collocare poiché non si ascolta come un vero disco di canzoni. D’altra parte, non ha neppure la pretesa di esserlo.

Lana Del Rey – Violet Bent Backwards over the Grass
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Marina Montesano

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Mi piace la musica senza confini di genere e ha sempre fatto parte della mia vita. La foto del profilo dice da dove sono partita e le origini non si dimenticano; oggi ascolto molto hip-hop e sono curiosa verso tutte le nuove tendenze. Condividere gli ascolti con gli altri è fondamentale: per questo ho fondato TomTomRock.

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