Regalo d’estate: brillante ritorno degli Suede con Antidepressants
Questa stramaledetta estate ancora in corso una cosa buonina me l’ha portata (due, se contiamo gli Energumeni…).
Ho seguito i Suede in maniera super nerd sin dagli inizi, non ho perso un singolo singolo (eh, eh) sino a New Morning, che mi pareva fondo di un barile ormai consunto, ma la parabola pre e post Butler, tra alti e bassi, era di considerevole meritorietà, poi obliati se non per ascoltare ogni tanto qualche loro glammata bowiana per tirarsi su e non finire in sinistre trap.
Il terzo singolo è la chiave
Con l’uscita del terzo singolo di questo nuovo Antidepressants, Dancing with the Europeans, con quell’intro alla John McGeoch e un ritorno che ti entra in circolo pure se usi la mascherina, mi è scattata una scimmia che al confronto quella di Burroughs pareva solo una scimmietta a carica che batte i piatti, e così mi son recuperato la rinascita lenta di Bloodsports, il progetto audiovisivo di Night Thoughts e il da me, ai tempi vituperato, The Blue Hour, oltre all’ultimo, almeno sino ad oggi, Autofiction, secondo loro un disco punk, insomma un corso di recupero necessario.
Le canzoni degli Suede di Antidepressants
Non delude infatti Antidepressants, a detta della band il loro album post punk o goth o qualsivoglia, anzi propone 11 songs, altre 3 presenti nell’edizione deluxe (finirà prima o poi sta manfrina), che sbaragliano ogni dubbio sulla loro ormai pluridecennale e sismica attività.
Il trittico iniziale, Disintegrate, Dancing with the Europeans e Antidepressants, già ascoltato in questi mesi, è prodromico per il seguito dell’opera che si dipana da Sweet Kid, altro anthem, gran lavoro di chitarre.
The Sound and the Summer pare esser uscita dai New Order meno danzerecci, molto dark wave. Somewhere Between An Atom And A Star è la prima ballad sospesa in un cielo di polvere di stelle che muta in sinistre e cariche nuvole. Broken Music For Broken People è buona canzone atemporale, contiene almeno un paio di stili diversi. Criminal Ways è la più post punk, quasi Theatre of Hate. Trance State evoca sia i Cure che qualcosa dei Joy Division, ma originale e molto suggestiva. June Rain inizia quasi come Spellbound di Siouxsie ma si rivela atmosferica, via di mezzo tra spoken e cantato, sino ad esplodere nel ritornello; e il tutto si conclude con Life Is Endless, Life Is A Moment, par di nuovo uscita da Faith di Smith & co., a dimostrare che il passato che hai dentro prima o poi viene fuori. Delle tre in più deluxate non ne posso parlare perché sto in bolletta.
La voce di un Brett Anderson ancora in forma
La voce di Brett Anderson si conferma l’ultima (insieme a quella di Morrissey, va) delle riconoscibili in panorama wave, teatrale quanto si vuole ma la musica è pure questo; tra l’altro ne caldeggio l’ascolto in Death Songbook, lavoro della Paraorchestra, come il nome suggerisce una formazione orchestrale di soggetti con disabilità, uscito qualche tempo fa, dove covereggia qua e là con devozione e grazia.
Indubbiamente un lavoro che avrà, nella sua dimensione live, la capacità di far zompar e sudar il pubblico, ma che anche nella sua dimensione studio mantiene le promesse fatte.
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