I Notwist approdano al nuovo Close To The Glass dopo una lunga carriera e molti cambiamenti.
Ormai dei veterani della scena, i Notwist firmano con Close To The Glass uno dei momenti più interessanti della loro carriera. I Notwist sono una band tedesca di area indie rock, attiva dal 1989 e nota per un’evoluzione stilistica particolarmente marcata nel corso della sua carriera. Il gruppo nasce a Weilheim, in Baviera, nei pressi di Monaco, per iniziativa dei fratelli Markus e Micha Acher insieme a Martin Messerschmidt, a partire da precedenti esperienze musicali. Il primo album omonimo, pubblicato nel 1990, si colloca ancora in un ambito grunge-metal. Con Nook (1992) il suono si orienta invece verso l’indie rock, mentre 12 (1995) segna un primo avvicinamento all’elettronica, anticipando sviluppi futuri.
Un passaggio decisivo avviene nel 1997 con l’ingresso di Martin Gretschmann, che contribuisce a rafforzare la componente elettronica. La consacrazione internazionale arriva però con Neon Golden (2002), disco che ottiene particolare risonanza anche negli Stati Uniti grazie a un suono più accessibile e a una scrittura emotivamente intensa, con elementi pop più evidenti. Negli anni successivi la formazione subisce un cambiamento con l’uscita di Messerschmidt nel 2007, sostituito da Andi Haberl.
Il nuovo disco media fra le diversa influenze della band
Diviso tra minimalismo elettronico e un suono chitarristico più consueto, Close To The Glass convince soprattutto nella prima veste; le iniziali Signals e Close To The Glass, Kong sono quasi un manifesto delle potenzialità dei Notwist, mentre canzoni come Casino, 7 Hours Drive, Steppin’ In stentano a decollare e risultano poco incisive.
Difficile dire se questo navigare tra sponde così differenti sia voluto; probabilmente sì, dal momento che il quartetto ha fatto della varietà una delle sue caratteristiche precipue e che anche il loro precedente di maggior successo, Neon Golden, sebbene più virato verso ritmiche quasi-dance, andava già in tale direzione. Avremmo preferito una svolta elettronica più netta, peròanche così Close To The Glass è un disco non imperdibile, ma certo piacevole.
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