This Is Lorelei - The Singer In My BandMatador Records

This Is Lorelei si aggiunge alla lunga tradizione di falsi gruppi/ veri solisti.

Nel panorama rock esistono progetti artistici dove in apparenza c’è una band ma in realtà un unico componente. Si pensi alla produzione di Prince o al primo album dei Foo Fighters e, rimanendo alle ultime produzioni, Tame Impala. Oggi forse l’artista indie americano più accreditato per le produzioni casalinghe sembra essere This Is Lorelei. Pur avendo raggiunto il successo col duo Water From Your Eyes, Nate Amos ha sentito la necessità di dare spazio alle sue produzioni casalinghe. Il risultato più brillante è stato Box For Buddy, Box For Star del 2024. Non solo l’album è stato osannato dalla critica ma ha spinto colleghi illustri come Cameron Winter, Jeff Tweedy, MJ Lenderman a rivisitarne le canzoni con la conseguente ristampa del disco in versione de luxe ospiti compresi.

Nate Amos eccelso melodista

La peculiarità di Amos consiste nell’essenzialità delle strutture unite a un gusto sopraffino per la melodia. Su una base quasi ripetitiva di accordi, senza bridge o cambi, Amos tira fuori arrangiamenti semplici ma efficaci e il tutto suona meravigliosamente catchy. Ma soprattutto Amos è la linea di congiunzione fra tradizione e continuità, nei suoi dischi puoi trovare brani con autotune o splendidi giri flatpicking di chitarra. E la tradizione è di casa nella famiglia Amos col padre Bob e la sorella Sara che fanno parte di un duo bluegrass.

This Is Lorelei è una fucina di stili diversi che si ricongiungono in uno solo, molto personale, grezzo come un diamante puro e incontaminato. Considerate tali  premesse, il nuovo disco The Singer In My Band questa volta pesca quasi totalmente dalla tradizione autoriale, facendo brillante uso delle chitarre acustiche e rimandando più che in passato a un modello nobile quale Elliott Smith.

Mentre Box For Buddy, Box For Star lavava i panni sporchi in pubblico con la rabbia cruda di chi esce da una dipendenza e da relazioni tossiche, The Singer In My Band sposta l’obiettivo fuori dalla finestra. Nate Amos ha confessato di aver scritto gran parte di questi testi guardando dal finestrino del furgone durante i tour e accumulando immagini come un vecchio scrittore della Beat Generation. In queste canzoni sembra quasi di vedere la polvere di strada delle province americane fatte di amori disperati fra perdenti e individui persi in bar scalcinati.

Il lavoro dietro al banco

Ma la vera magia è dietro al banco, visto che Nate Amos ha  ha scritto, arrangiato, suonato e prodotto da solo l’intero disco. E la genialità non sta in quello che ha messo, sta in quello che ha tolto eliminando ogni traccia di manipolazione digitale e cori artificiali. Per fare le cose bene, ha po chiamato a raccolta la famiglia: c’è suo padre Bob che piazza un banjo magistrale proprio sulla title track e sua sorella Sarah ai cori. Il risultato? Un suono incredibilmente organico, gli strumenti respirano. C’è una dinamica pazzesca che oggi, nell’era della compressione selvaggia da Spotify, è merce più unica che rara. È una produzione che stringe la mano al folk classico e all’Americana più calda, confezionando 35 minuti di musica che scivolano via senza un solo secondo di grasso superfluo. 

This Is Lorelei - The Singer In My Band
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Si definisce "un alieno" perché ha capito che tutte le sue passioni sono poco redditizie, musica compresa. Ma, oltre a suonare in varie band, ne scrive da sempre. Dal 1996 saltuariamente sulla pagina "Spettacoli" del Corriere Romagna, passando per anni preziosi col Mucchio Selvaggio, la rivista Frastuoni e infine con The Soundcheck. Cuore indomito e appassionato, curioso e volubile. Per una Guinness in compagnia non dice mai di no.

Di Beppe Ardito

Si definisce "un alieno" perché ha capito che tutte le sue passioni sono poco redditizie, musica compresa. Ma, oltre a suonare in varie band, ne scrive da sempre. Dal 1996 saltuariamente sulla pagina "Spettacoli" del Corriere Romagna, passando per anni preziosi col Mucchio Selvaggio, la rivista Frastuoni e infine con The Soundcheck. Cuore indomito e appassionato, curioso e volubile. Per una Guinness in compagnia non dice mai di no.

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