Spike Island è la canzone che apre More, l’album del ritorno alla musica dei Pulp dopo un lunghissimo silenzio. Il titolo cita la sede di un concerto degli Stone Roses del maggio 1990 passato alla storia come la “Woodstock of the Baggy Era”, ma anche come un clamoroso disastro organizzato. Allo stesso modo, il testo firmato da Jarvis Cocker, frontman del gruppo, è un sincero, commosso e anche ironico autoritratto di un artista che incontra la celebrità (l’album Different Class e il singolo Common People entrambi del 1995) la apprezza ma fatica a gestirla, rischia il baratro ma riesce a ritornare in scena forse più creativo (e di sicuro più maturo) di prima. Una volta tanto una storia emblematica senza tragedie e un testo ricco di belle immagini che Tomtomrock ha inserito fra i migliori del 2025.
SPIKE ISLAND
Qualcosa mi ha fatto fermare
Di colpo
Stavo andando dritto verso il disastro
E poi ho fatto dietrofront
Stavo lottando con un appendiabiti
Indovinate un po’ chi ha vinto?
L’universo ha scrollato le spalle
Le ha scrollate ed è andato oltre
È una supposizione
Non un’idea
È una sensazione
Non una voce nella mia testa
Solo una sensazione
E, a proposito,
Spike Island, sembra tutto vero
E, a proposito, stavolta farò tutto come si deve
Sì
Non uno sciamano o uno showman
Ho venduto i diritti e mi sono vergognato
Mi sono preso una pausa
E ho deciso di non rovinarmi la vita
Mi stavo conformando a un disegno cosmico
Stavo recitando un personaggio
Finché non mi sono reincamminato
Verso il Giardino delle Delizie (*)
Sono nato per stare su un palco
Mi sento chiamato
Esisto per questo:
Urlare e puntare il dito (**)
E, a proposito,
Spike Island, sembra tutto vero
E, a proposito, stavolta farò tutto come si deve
Sì
Nessuno lo capirà mai
E nessuno avrà mai l’ultima parola
Perché è una cosa che non si può
Nemmeno dire
E allora si gira in tondo
È una supposizione
Non un’idea
È una senzazione
Non una voce nella mia testa
Solo una sensazione
E, a proposito,
Spike Island, sembra tutto vero
E, a proposito, stavolta farò tutto come si deve
Sì
(*) Il riferimento è al celebre trittico di Hieroymus Bosch.
(**) Nel testo originale è “Shouting and pointing”, ovvero il titolo del secondo e ultimo album dei Mott, band nata dalle ceneri dei Mott The Hoople dopo l’uscita dalla formazione del chitarrista, cantante e compositore Ian Hunter.
